Umberto Curi – Un’ascesa carica di libertà

pantareiU. Curi | Testi0 Comments

Il Mattino di Padova, 01.11.2005

 Postfazione in forma di dialogo con lo scalatore Reinhold Messner

di Umberto Curi

Un’ascesa carica di libertà

Un libro di Francesco Tomatis fa da guida al lettore in un’esperienza intellettuale fatta di suggestioni e riflessioni

«Taci e tira!» In questo motto lapidario, che consiglia di non sprecare il fiato, riservando le proprie energie per «tirare» in salita, si compendia abitualmente la saggezza di coloro che compiono escursioni in montagna. Quando si affronta lo sforzo che sempre comporta una gita fra i monti, le parole sono dannose, più ancora che superflue. E’ vero, d’altra parte, che gli scenari alpini hanno spesso sollecitato la creatività dei «professionisti» della parola. Dalla lirica del Petrarca dedicata all’ascensione compiuta sul Mont Ventoux, fino agli intensi romanzi di Mario Rigoni Stern, attraverso Cino da Pistoia (Io fui sull’alto), Torquato Tasso (L’ascensione al Monte Oliveto), Pietro Metastasio (La neve è alla montagna), Emily Dickinson (Scalando il Chimborazu), Hermann Hesse (Montagnola) e Mario Luzi (L’ultima poesia), la letteratura non ha certamente risparmiato «parole» che in modi diversi hanno riguardato l’esperienza del montanaro.  Probabilmente meno noto è il fatto che anche in un contesto in cui la parola è perlopiù usata senza concessioni artistiche, quale è l’ambito della filosofia, la montagna ha esercitato un’influenza molto importante, ispirando alcune significative metafore (soprattutto quando il percorso di ascesa verso la vetta è stato proposto come similitudine per indicare un itinerario di elevazione spirituale o di crescita conoscitiva), ovvero anche suggerendo l’impiego di alcuni termini (si pensi, ad esempio, al ricorrente uso di un lessico improntato alla montagna in un autore come Martin Heidegger). Fino ad oggi, tuttavia, non era mai stato realizzato un lavoro sufficientemente compiuto e organico per «pensare la montagna», al di fuori di alcuni spunti disseminati soprattutto nelle opere di filosofi contemporanei. A questa impresa, certamente ambiziosa e per molti aspetti non meno ardua di un’escursione alpina, si è dedicato un giovane ma già affermato studioso di filosofia, Francesco Tomatis, docente presso l’Università di Salerno, e già autore di alcuni volumi di grande spessore teoretico (Ontologia del male, 1995; Escatologia della negazione, 1999, Schelling, 2004).  In questo suo più recente volume (Filosofia della montagna, Tascabili Bompiani, pp. 222, euro 8), Tomatis coinvolge il lettore in un’esperienza intellettuale a tratti davvero vertiginosa, quanto lo sono spesso le escursioni in montagna, conducendolo con grande maestria a percorrere sentieri di riflessione originali, provvisti di una grande forza di suggestione. Del tutto insolita, e insieme estremamente efficace, la struttura stessa del libro, ulteriormente impreziosito da una postfazione in forma di dialogo col grande scalatore ed esploratore Reinhold Messner: 9 capitoli, ciascuno dei quali è articolato in altrettanti paragrafi, introdotti da alcune «finestre», alle quali è esplicitamente attribuito il compito di stimolare il lettore a trovare la propria personale via d’accesso alle montagne stesse, «singolari esseri fisici e metafisici» (p. 18).  Lavorando spesso sulla pregnante ambiguità di alcuni termini – «ascesi» e «ascesa», alpi-mistici, oros come dimensione verticale (monte) e horos come prospettiva orizzontale (confine), pesante e pensante – contaminando deliberatamente la filosofia occidentale col pensiero orientale, l’insegnamento della Bibbia con la grande tradizione mistica, Platone e Lao Tzu, Tomatis analizza i «nomi» diversi della montagna, ne indaga i due versanti abissali: «Stupore raggelato e incessante meraviglia nell’estasi bianca, abisso e visione, crisi e figurazione, mero “che” e inesauribile rivelazione nell’irrelativa relazione» (p. 189).  Ne risulta un libro letteralmente straordinario, per il quale è difficile, se non impossibile, individuare qualche termine di paragone, così ardita e innovativa ne è la costruzione, così genuino e profondo lo slancio teoretico, così emozionante e talora perfino commovente l’esplorazione a cui conduce. Un percorso che ricalca in larga misura la esperienza intensa di chi si sia inoltrato su per le montagne, per descrivere la quale sembrava impossibile riuscire a «trovare le parole». Tomatis vi è riuscito, regalando al fortunato lettore di queste bellissime pagine la sensazione davvero inebriante di un’ascesa carica di amore e di libertà.

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