Umberto Curi – Una nuova strategia contro i terroristi

pantareiU. Curi | TestiLeave a Comment

Il Mattino di Padova, 28.07.2005

Una nuova strategia contro i terroristi

di Umberto Curi

Le notizie che hanno accompagnato la seconda serie di attentati di Londra, e le esplosioni di Sharm El Sheik, confermano un dato di fondo, che converrebbe assumere quale punto di riferimento per qualunque tipo di ragionamento sulla situazione attuale. Siamo in presenza non di isolati attacchi terroristici, ma di una vera e propria strategia complessiva, volta a colpire in rapida successione una molteplicità di obbiettivi, e a perseguire una pluralità di scopi, non riducibili soltanto alla diffusione del panico fra le popolazioni dei paesi occidentali. Va registrato un salto di qualità fra l’11 settembre e oggi, nel passaggio fra una singola azione – circoscritta e mirata a punire un unico paese – e la realizzazione di un piano articolato e complesso, tendente a coinvolgere l’intero Occidente. Muovendo da questa constatazione davvero elementare (anche se nient’affatto acquisita), la prima conseguenza che se ne può ricavare è che le iniziative messe in campo da quasi tre anni a questa parte con la finalità dichiarata di sconfiggere il terrorismo sono fallite. E si tratta – si badi bene – di un fallimento su tutta linea, in quanto include non solo ciò che è stato fatto, ma anche (e per certi aspetti soprattutto) ciò che non è stato fatto, o è stato realizzato in maniera del tutto insufficiente. Per quanto riguarda il primo punto, si dovrebbe ormai riconoscere da parte di tutti che la scelta di rispondere alla minaccia terroristica con la guerra contro l’Afghanistan prima, e contro l’Iraq poi, nella migliore delle ipotesi si è rivelata inefficace.  I fatti dimostrano in maniera inequivocabile ciò che si sarebbe dovuto capire anche prima, e cioè che la guerra non è affatto uno strumento adeguato per affrontare il terrorismo. Ma ancor più fallimentare è il bilancio per quanto riguarda ciò che non è stato fatto: se fosse stato fatto prima ciò che Blair sta dicendo solo in questi ultimi giorni, vale a dire intensificazione dei rapporti con i paesi arabi moderati, offensiva culturale di isolamento del terrorismo all’interno del mondo islamico, prove tangibili di un organico programma di aiuti ai paesi poveri, impegno concreto nella soluzione del conflitto israelo-palestinese – probabilmente si sarebbe almeno evitato che, nel giro di meno di tre anni la minaccia del terrorismo assumesse le proporzioni davvero allarmanti con le quali si presenta oggi. Se si vuole compendiare tutto questo ragionamento in una formula (con tutti i limiti di formulazioni schematiche), si dovrebbe dire che è completamente fallito, e in tutti i suoi aspetti, il progetto americano di lotta contro il terrorismo. Ciò che si è fatto, e ciò che non è stato fatto, hanno promosso un’immagine complessiva dell’Occidente ancora più odiosa di quella che aveva fatto scatenare l’attacco contro le Torri gemelle. Un Occidente che scatena offensive belliche distruttive senza preoccuparsi delle popolazioni civili, indisponibile ad affrontare con proposte nuove e una diversa disponibilità gli squilibri e le contraddizioni fra paesi opulenti e paesi poveri, incapace di distinguere nell’Islam fra il fanatismo omicida di pochi e la pacifica voglia di convivenza della maggioranza, ermeticamente chiuso nella tutela dei propri privilegi e pronto a privilegiare i propri interessi particolari anche in presenza di drammi storici, quale è quello che da decenni insanguina il Medioriente. La politica perseguita in questi tre anni, in obbedienza alle direttive degli Usa, è tragicamente fallita, coinvolgendo in questo fallimento non solo i paesi che si sono mossi in armonia con Bush (come l’Inghilterra e la stessa Italia), ma anche quelli che si sono dimostrati incapaci di prendere abbastanza nettamente le distanze da quegli orientamenti. Di fronte al salto di qualità del terrorismo, si tratterebbe di sapere costruire una strategia complessiva radicalmente alternativa, rispetto a quella fin qui seguita, nella quale l’obbiettivo assolutamente centrale della sicurezza venga perseguito attraverso una molteplicità di iniziative politiche, diplomatiche, economiche e culturali, convergenti nel modificare radicalmente l’immagine dell’Occidente agli occhi dell’Islam, e più in generale ad avviare un programma di relazioni stabili di collaborazione, volte a isolare, e infine ad estirpare, le radici stesse del terrorismo. Le dichiarazioni di Pisanu e Fini, ribadite anche recentemente, lasciano intendere che l’Italia potrebbe essere il perno di un’Europa impegnata a disimpegnarsi dal volto bellicistico (e per giunta inefficace) degli Usa, e a promuovere un’inedita stagione di relazioni internazionali.  Prima di essere travolti dall’emotività suscitata dalla contabilità degli attentati, dovremmo premere affinché un simile impegno venga assunto da coloro che hanno responsabilità politiche e istituzionali.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.