Umberto Curi – Responsabilità, “voce” moderna

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Il Mattino di Padova, 3 giugno 2003

Responsabilità, “voce” moderna
Etica, politica, ecologia alle prese con i paradossi della risposta

di Umberto Curi

Nei giorni 5 e 6 giugno, nell’aula Nievo del Palazzo centrale dell’Università di Padova, si svolgerà un convegno nazionale di studio, promosso dall’Istituto italiano per gli studi filosofici e dal dipartimento di filosofia, sul tema “Dimensioni della responsabilità nel pensiero moderno e contemporaneo”. Partecipano, fra gli altri, Remo Bodei e Umberto Curi, Sergio Moravia e Carlo Sini. I lavori avranno inizio alle 15 di giovedì 5 giugno, col saluto del Rettore, e proseguiranno per tutto il 6 giugno. Pubblichiamo qui una sintesi della relazione introduttiva che verrà pronunciata da Umberto Curi.
Il termine “responsabilità” fa la sua prima comparsa nel lessico filosofico in tempi relativamente recenti, per la precisione nel 1787, quando Alexander Hamilton, nel Federalist, per descrivere quale debba essere il rapporto fra i cittadini e il governo che essi esprimono adopera appunto il termine “responsibility”.
Da quel momento, il lemma è entrato sempre più frequentemente nell’uso, sia in campo giuridico, dove esso allude all’esistenza di un legame di causa ed effetto fra un agente e un determinato comportamento, sia dal punto di vista etico, in quanto si riferisce al vincolo che lega ciascuno di noi alle conseguenze delle proprie azioni. Più in particolare, si deve a Max Weber la contrapposiizone fra l’etica della “convinzione” e l’etica della “responsabilità”: nel primo caso, vale il motto kantiano (purché sia fatta giustizia, vada pure in rovina il mondo intero), mentre nel secondo caso si tratta di un “agire razionale rispetto allo scopo”, nel quale dunque colui che agisce deve preoccuparsi sia dei mezzi idonei ad ottenere determinati scopi, sia degli effetti conseguenti al proprio operare.
L’etica della responsabilità ha trovato un convinto sostenitore in Hans Jonas, secondo il quale è possibile conferire alla responsabilità il carattere di un vero e proprio “principio ecologico”, in forza del quale ciascuno di noi è in qualche modo “obbligato” anche verso le generazioni future (coloro che “non sono ancora nati”) e addirittura verso l’intero ambito della biosfera (Il principio responsabilità, 1979).
Ma gli sviluppi filosoficamente più rilevanti della tematica della responsabilità possono essere ritrovati nel pensiero francese contemporaneo, soprattutto nelle opere di Emanuel Lévinas e di Jacques Derrida, i quali hanno posto in evidenza soprattutto le difficoltà di ordine teorico e i paradossi insiti nella stessa nozione di responsabilità.
Difatti, se si fa coincidere il significato più proprio di questa nozione con quello del termine giuridico di “imputabilità”, è inevitabile che se ne smarrisca la valenza più specifica. Nelle lingue moderne europee, “responsabilità” vuol dire essenzialmente “rispondere”. Di conseguenza, essa implica sostanzialmente due cose: che vi sia una voce, comunque definita, che “chiama”, e rispetto alla quale si “risponde” o meno. E che questa “risposta”, mediante la quale si attua una scelta, e dunque si realizza una “decisione”, porta con sé la decisione di non rispondere ad altre voci che simultaneamente “chiamano”.
Per riferirsi ad un esempio concreto. Se un governante amministra la cosa pubblica badando agli interessi dei suoi cittadini, egli “risponde” alla “chiamata” che da essi proviene, ma proprio per questo contemporaneamente “non risponde” alla chiamata dei propri personali interessi, posti in secondo piano rispetto a quelli degli altri. Da questo punto di vista, ogni nostra azione, ogni nostro comportamento, è al tempo stesso un atto massimamente responsabile e massimamente irresponsabile. Non si può essere responsabili in “assoluto”, ma solo in relazione ad una voce specifica, rispetto ad altre voci che restano inascoltate. Paradigma dell’intrinseca contraddittorietà della nozione di responsabilità è Abramo: quando obbedisce alla richiesta dell’angelo di immolare Isacco, egli risponde alla voce di Dio, ma con ciò stesso non risponde alla voce che gli imporrebbe di non uccidere il proprio figlio.
Dall’ambito giuridico, a quello politico, etico e religioso, la nozione di responsabilità esprime insomma una forte carica di problematicità, per la quale non è pensabile alcuna semplice soluzione.

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