Umberto Curi – Recensione “Parla con lei” di Pedro Almodovar

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“Parla con lei” di Pedro Almodovar

di Umberto Curi

“L’aspetto è quello di una fanciulla vera, e diresti che è viva, che potrebbe muoversi…Egli ne è incantato, e in cuore brucia di passione per quel corpo…La bacia e immagina che lei lo baci, le parla, l’abbraccia…Ora la vezzeggia, ora le porge doni graditi alle fanciulle…Le addobba poi il corpo di vesti, le infila brillanti alle dita e al collo monili preziosi…Tutto le sta bene, ma nuda non appare meno bella…La chiama sua compagna e delicatamente, quasi sentisse, le fa posare il capo su morbidi cuscini” (OVIDIO, Metamorfosi, libro X, vv..). Scritta due millenni fa, questa descrizione sembra corrispondere perfettamente a ciò che vediamo in questa recente opera di Almodovar. Come il protagonista del mito narrato da Ovidio, anche Benigno “”viveva celibe, senza sposarsi, e senza una compagna che dividesse il suo letto” (vv…). Anch’egli, come Pigmalione, “brucia di passione per quel corpo”. Anch’egli si prende cura di un corpo inerte, ma provvisto di tale bellezza, “che nessuna donna vivente è in grado di vantare”(vv..). In entrambi i casi, un corpo privo di vita (perché ancora non l’aveva, o perché l’ha perduta) si anima (o si ri-anima) in conseguenza delle effusioni erotiche di un amante appassionato.

Anche al di là dei numerosi e significativi punti di coincidenza testuali, ciò che più intimamente accomuna i due personaggi è il rapporto che essi instaurano con ciò che – ai loro occhi – soltanto appare essere privo di vita autonoma. Contro ogni positivistica evidenza, che dovrebbe ricordare loro la natura letteralmente in-animata della donna amata (una statua per l’uno, un “sempreverde” in coma profondo per l’altro), Pigmalione e Benigno si rivolgono a quel “corpo” non solo come se fosse in vita, ma addirittura come l’espressione più compiuta e in ogni senso perfetta dell’essenza muliebre. Incomprensibili per chiunque altro, apparentemente del tutto irrazionali, le attenzioni che essi riservano all’oggetto del loro amore si spiegano non come effetto di una presunta “devianza”, ovvero come indizio di una anomalia patologica, quanto piuttosto come dedizione assoluta ad un “modello”, come culto, in senso proprio, riservato a chi di gran lunga ecceda, in bellezza e in ogni virtù, qualunque altra donna.

Il testo completo è disponibile nel volume Ombre delle idee, editrice Pendragon, Bologna, 2002.

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