Umberto Curi – Recensione “No man’s land” di D. Tanovic

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No man’s land” di D. Tanovic

di Umberto Curi

Nel 1920, un quotidiano britannico di grande tiratura aveva lanciato un singolare concorso fra i suoi lettori. Si trattava di proporre il titolo più sensazionale, capace di suscitare interesse anche in un pubblico poco avvezzo alla lettura dei giornali. La gara fu vinta da un lettore che suggerì questo titolo: “l’arciduca Francesco Ferdinando è vivo. La guerra mondiale è stata combattuta per errore”.
In una famosa pagina dei Viaggi di Gulliver (1726), Jonathan Swift narra di una lunga guerra combattuta, con grande accanimento e ingenti perdite da entrambe le parti, dai minuscoli abitanti di Lilliput contro l’impero rivale di Blefuscu. Grande è lo stupore che Gulliver prova nell’apprendere la ragione di questa guerra: i due belligeranti dissentono profondamente sul modo di rompere le uova prima di mangiarle, sostenendo gli uni che si debbano rompere dalla parte aguzza, gli altri dalla parte più tonda.
Fin dall’antichità, della guerra di Troia – della sua genesi e dei motivi che portarono alla contrapposizione fra Achei e Troiani – sono state fornite due diverse spiegazioni. La prima di esse, la più nota e più largamente accreditata, è quella che risale alla tradizione omerica, e che attribuisce ad un’iniziativa di vendetta per un oltraggio subìto , adombrata nel ratto della greca Elena da parte del troiano Paride, la ragione che condusse allo scontro militare. Sebbene meno fortunata, all’interpretazione basata sui poemi omerici si contrappone già a partire dal VI secolo a.C. un differente tentativo di spiegazione di questo evento, alla cui definizione concorrono, sia pure con modalità diverse, un poeta, uno storico, una tragediografo e un filosofo, vale a dire della Stesicoro, Erodoto, Euripide e Platone.
Secondo questa versione, mai Elena sarebbe giunta a Ilio. Come si legge nei versi della palinodia di Stesicoro , riferiti alla regina spartana, “non è vero quel discorso” – risalente ad Omero – “non salisti sulle solide navi, non vedesti le torri di Troia”.

Il testo completo è disponibile nel volume Ombre delle idee, editrice Pendragon, Bologna, 2002.

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