Umberto Curi – Recensione “Mulholland Drive” di David Linch

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“Mulholland Drive” di David Linch

di Umberto Curi

In un famoso saggio, originariamente pubblicato nel 1919, Sigmund Freud fornisce una definizione di un concetto centrale nella psicoanalisi, al quale si era già cursoriamente riferito alcuni anni prima, nel contesto di Totem e Tabù (1912-1913). Si tratta del concetto di “perturbante” [das Unheimliche]. “Non c’è dubbio – scrive Freud – che esso appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore, ed è altrettanto certo che questo termine non viene sempre usato in un senso strettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso. E’ lecito tuttavia aspettarsi che esista un nucleo particolare e tale da legittimare l’impiego di una particolare terminologia concettuale”. Con l’intento di conoscere in che cosa consista questo nucleo comune che consente appunto di sceverare, nell’ambito di ciò che è genericamente angoscioso, qualcosa a cui si addica specificamente la nozione di “perturbante”, anziché addentrarsi in argomentazioni di carattere tecnico, Freud preferisce riferirsi ad un “caso” letterario, considerato un “esempio calzante” di ciò che debba intendersi per das Unheimliche.
Come è noto, il testo sul quale si applica l’analisi freudiana è uno dei “Racconti fantastici” di E.T.A. Hoffmann, intitolato “L’uomo della sabbia”, a proposito del quale già lo studioso E. Jentsch aveva formulato la categoria di perturbante. Mentre tuttavia quest’ultimo riteneva che l’effetto perturbante dipendesse dal dubbio che un essere apparentemente animato fosse vivo davvero, ovvero, al contrario, che un oggetto privo di vita non fosse per caso animato, il fondatore della psicoanalisi avanza una spiegazione diversa e più pregnante. Per Unheimliche dobbiamo intendere “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”. In altre parole, perché si possa parlare di perturbante non basta che ci si trovi in presenza di qualcosa che ci appaia ignoto, e dunque non familiare; occorre anche che questo “non noto” venga da noi percepito come appartenente ad un ambito che invece conosciamo benissimo, e che pertanto ci è del tutto familiare.

Il testo completo è disponibile nel volume Ombre delle idee, editrice Pendragon, Bologna, 2002.

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