Umberto Curi – Recensione “Moulin Rouge” di Baz Luhrmann

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“Moulin Rouge” di Baz Luhrmann

di Umberto Curi

Abitualmente considerata – del tutto a torto – alla stregua di un mero espediente tecnico, la mise en abyme, ove sia utilizzata non soltanto come inerte prova di virtuosismo compositivo fine a se stesso, ma come strumento espressivo capace di moltiplicare la potenzialità del racconto, può assurgere a indizio di una struttura narrativa ottimamente costituita. L’origine di questa espressione, tratta dal linguaggio araldico- da una disciplina delle immagini, dunque – risale come è noto al Journal di Andrè Gide, là dove si allude alla relazione speculare intercorrente fra la “cornice” e il “contenuto”. Ciò che nella simbologia araldica appare come rapporto di coimplicazione, tale per cui il significato della “figura” che appare nel campo è inscindibile dalla valenza semantica di ciò che ne costituisce lo “sfondo”, nell’ambito della letteratura si presenta come corrispondenza fra due , o più, trame narrative, fra loro connesse mediante una relazione di corrispondenza. Alle numerose esemplificazioni desunte dall’ambito della letteratura (dal racconto di Demodoco nel libro XII dell’Odissea, fino alla 612ma delle Mille e una notte, o all’Amleto di Shakespeare, attraverso una molteplicità di casi letterari illustri o meno noti), è possibile far corrispondere una vera e propria proliferazione di opere cinematografiche, nelle quali la mise en abyme è impiegata con esiti più o meno pregnanti. Solo per menzionare alcuni esempi recenti, la costruzione del racconto cinematografico attraverso la mutua implicazione fra due distinti “livelli” narrativi, è particolarmente evidente ne La donna del tenente francese e in Shakespeare in love, nei quali anzi il “compimento” della vicenda “principale” avviene attraverso ciò che accade nella vicenda “secondaria”, sicchè le due “storie” appaiono indissolubili l’una dall’altra, e resterebbero incomprensibili (o resterebbero prive di conclusione) ove mancasse il legame che le salda strettamente. Ma ancora più impegnativo è l’uso di questo fondamentale paradigma narrativo in Film rosso della famosa trilogia di K. Kiezlowsky, e prima ancora in Mr. Klein di J. Losey.

Il testo completo è disponibile nel volume Ombre delle idee, editrice Pendragon, Bologna, 2002.

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