Umberto Curi – Recensione “Luce dei miei occhi”

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Luce dei miei occhi

di Umberto Curi

Tutta la filosofia, e tutta la consolazione che assicura, si riduce a questo: che esiste un mondo di spiriti e che qui, separati da tutte le apparenze del mondo esterno, possiamo guardare ad esso da una postazione elevata, con il massimo di quiete e senza partecipazione, per quanto la parte di noi che appartiene al mondo corporeo sia in esso sballottata“. (A. SCHOPENHAUER, Manoscritti giovanili, tr. it. a cura di S. BARBERA in Scritti postumi, vol. I, Milano 1996, p.11).

L’assunto che è alla base del film era già stato espresso – in forma più concisa, oltre che complessivamente più efficace- nell’opera precedente. Coloro che appaiono ai più essere stravaganti o irregolari, refrattari alle regole e irriducibili ai canoni di comportamento ordinari, non costituiscono affatto una anomalia, né ancor meno possono essere considerati moralmente reprensibili . Al contrario, davvero e fino in fondo fuori dal mondo , perché immersi così profondamente in esso da viverlo senza alcuna consapevolezza critica, senza alcuna capacità di problematizzazione radicale, sono coloro che non ne mettono in discussione i criteri di organizzazione, coloro che non si sorprendono né si scandalizzano per l’intrinseca e irrimediabile irrazionalità di questo presunto “ordine”, coloro che ne accettano senza discutere né ancor meno reagire le modalità di organizzazione e funzionamento. Fuori dal mondo non è la giovane donna che abbandona gli agi e le prospettive di una vita borghese e sceglie di farsi suora, per realizzare il progetto di recarsi in Africa come missionaria. Fuori dal mondo sono coloro che non condividono, e neppure comprendono, una simile scelta, giudicandola insensata e irrealistica.
Su questo letterale para-dosso, su questo deliberato andare contro l’opinione, ribaltando il punto di vista corrente, e affrontando conseguentemente i rischi connessi con lo sfidare il giudizio della maggioranza, è costruita tutta l’opera di Piccioni. Così è per “Chiedi la luna”, para-dossale fin dal titolo, dove il rovesciamento fra norma ed eccezione, fra ordine e anarchia, è trattato con una leggerezza che sarebbe stata molto apprezzata da Italo Calvino.

 Il testo completo è disponibile nel volume Ombre delle idee, editrice Pendragon, Bologna, 2002.

 

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