Umberto Curi – Pensiero poetante

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Il Mattino di Padova 02-03-2005

Quelle parole che contengono verità

Pensiero poetante

Umberto Curi

 Nell’ambito dell’estetica contemporanea, l’arte non è concepita come mera “imitazione” della natura, né come semplice “riflesso” di essenze ideali, secondo l’impostazione che aveva a lungo dominato nella cultura di matrice greco-latina. Piuttosto, l’arte – e più specificamente quella forma artistica peculiare che è la poesia – si esprime come disvelamento dell’essere, come esperienza dell’originario, e dunque intrattiene un rapporto essenziale con la verità. L’esempio certamente più noto e significativo di questo modo di concepire la poesia è fornito dal pensiero di Martin Heidegger, soprattutto dalla riflessione che il filosofo tedesco compie in margine ad alcuni “detti-guida” di Hölderlin, e più in generale intorno a ciò che egli definisce “pensiero poetante”. Secondo Heidegger, infatti, poetare è l’originario nominare gli dei. Ma la parola poetica è davvero capace di nominare solo quando gli dei stessi ci conducono al linguaggio, attraverso quella forma peculiare di linguaggio che si esprime attraverso “cenni”. Il dire del poeta “consiste nel cogliere questi cenni per accennarli a sua volta al suo popolo”. Così il poeta sta fra gli dei e gli uomini. Ma è in primo luogo in questo “frammezzo” che si decide chi sia l’uomo e dove egli insedi il suo esserci. Si comprende allora, in questa prospettiva, perché Hölderlin possa scrivere che “poeticamente abita l’uomo su questa terra”. Persistendo nel supremo isolamento del proprio destino, il poeta consegue la verità per il suo popolo. Mario Luzi apparteneva indubbiamente a quella ristretta schiera di poeti, la cui opera può essere ricondotta alla dignità del “pensiero poetante”. Di fronte alle sue liriche, ogni interpretazione, con le sue pretese di delucidazioni, dovrebbe dileguarsi, per lasciar emergere la pura presenza della poesia. E’ vero che, per riprendere ancora Heidegger, talora il poeta può mancare il tono giusto del dire. Ma, per quanto a volte possa essere stonata, “il suono della campana è il canto del poeta. Essa chiama nella svolta del tempo”.

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