Umberto Curi – Mythos e logos

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Aforismi

Umberto Curi

Mythos e logos

Come è noto il termine italiano mito deriva dal greco mythos, che ha un equivalente pressoché diretto nel latino fabula ; quanto alla origine etimologica della parola greca mythos, non esiste un parere unanime fra gli studiosi. Tuttavia l’orientamento prevalente è quello di far derivare mythos dal verbo myo, che vuol dire, appunto, essere racchiuso, stare chiuso in se stesso. Vedremo come questa possibile etimologia sia anche in grado di fornire indicazioni importanti per quanto riguarda il significato della parola mythos. Si può ricordare, in ogni caso, che fino a tutto il quinto secolo il termine greco mythos coincide, dal punto di vista del significato, con il termine che invece successivamente verrà usato in opposizione a mythos, cioè con il termine lògos. Da Omero fino, all’incirca, a Platone e a Tucidide, mythos è l’equivalente di parola o discorso; viene anche usato come sinonimo di consiglio, ammonimento e in qualche caso anche di ordine, indipendentemente dal contenuto di verità o falsità di questo discorso. Esiste, in un certo, senso una qualche coincidenza di significato o, se vogliamo, una indistinguibilità di significati fra mythos e lògos, nel senso che entrambi alludono a discorsi in senso generico, senza alcuna precisazione circa il loro contenuto di verità o falsità. E’ solo appunto con il quarto secolo, con Tucidide e con Platone, che si assiste invece ad una netta distinzione fra il termine e più ancora, ovviamente, il concetto di mythos e quello di lògos. E’ proprio Tucidide a sottolineare la necessità di espungere dal racconto storico che intenda essere storico “tò mythòdes”, cioè l’elemento mitico, tutto ciò, in qualche modo, che sia connesso con la tradizione orale; ed è proprio poi Platone che opera una distinzione molto precisa, ad esempio nel “Sofista”, fra i discorsi dei filosofi presocratici, i quali a lui sembrano raccontare un mythos quando alludono alle forme in cui si esprimerebbe l’arché della fysis, il principio della natura, e la necessità di contrapporre a questi mythoi, a questi discorsi dal contenuto non vero, secondo Platone, la verità del lògos. 

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Occuparsi in chiave filosofica dei miti non vuol dire affatto abbandonare il terreno impegnativo dei testi filosofici, per consegnarsi al più agevole sentiero della riflessione in chiave mitica. Esattamente al contrario: si tratta di riferirsi a testi, come sono quelli che contengono i miti dell’antichità, con l’impegno, appunto, a farne sprigionare la verità in termini filosofici; sicché il lavoro filosofico sul mito richiede, al limite, anche maggiore impegno, disciplina intellettuale, rigore analitico di quanto non sia necessario nell’analisi di testi propriamente filosofici. A condizione, naturalmente, che si vada al di là di quello che è il contenuto, per così dire, favolistico del mito, e se ne sappia appunto cogliere il significato in termini filosofici.

Tratto dall’intervista “Amore e conoscenza: il mito di Narciso” – Napoli, Vivarium, venerdì 25 giugno 1993

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