Umberto Curi – Il filosofo? Entra in classifica

pantareiU. Curi | Testi0 Comments

Il Mattino di Padova, 10.07.2005

Un gioco estivo con Marx in pole position e l’Economist si arrabbia

Il filosofo? Entra in classifica

Umberto Curi

Si è chiuso pochi giorni fa un sondaggio davvero singolare. La rete radiofonica della BBC, Radio 4, nella rubrica «In Our Time», ha organizzato un concorso fra tutti gli ascoltatori, con l’intento di definire «il più grande filosofo della storia», fra una lista di 20 autori. L’esito finale del sondaggio non è stato ancora reso noto. Ciò che è trapelato è che, a due settimane dalla conclusione, la prima posizione era saldamente occupata da Karl Marx, seguito da Wittgenstein, Hume, Platone e Kant. Nelle ultime posizioni, Epicuro, Hobbes e Heidegger. A ridosso dei primi, anche se irrimediabilmente tagliati fuori dalla «zona podio», San Tommaso, Aristotele, Nietzsche e Kierkegaard. Fra qualche giorno si saprà se la campagna promossa dal quotidiano «Economist», che ha sollecitato i suoi lettori a votare per Hume, in modo da scongiurare la vittoria di un candidato così pericoloso quale l’autore del «Capitale», ha avuto o meno successo.  Ma prima di esprimere qualche valutazione in margine ad una iniziativa per molti versi stravagante, può essere istruttivo, oltre che talora anche divertente, andare a spulciare nel repertorio delle risposte fornite (consultabile in rete al sito della BBC), oltre che delle motivazioni che accompagnano le diverse «nominations». Trascurando le indicazioni più scontate, riguardanti pensatori comunque noti e più volte votati, colpisce anzitutto l’insistenza con la quale vengono proposti i nomi di filosofi orientali – gli indiani Ghandi, Patanjali e Nagarjuna, i cinesi Lao-Tzu e Confucio, il persiano El Ghazali, proposti in esplicita polemica con l’impostazione «eurocentrica» dominante nella lista dei 20 nomi selezionati. Merita di essere sottolineata, in questo contesto, la motivazione addotta per la scelta di Averroè, grande esponente dell’aristotelismo arabo, fautore del dialogo interculturale e della tolleranza contro ogni forma di fanatismo, di cui si dice che «abbiamo bisogno di ricordare quest’uomo oggi più che mai». Una seconda annotazione riguarda la filosofia italiana, che risulterebbe del tutto assente, se non fossero avanzate le candidature di due grandi autori, i quali non rientrano tuttavia fra i filosofi in senso stretto, quali sono Dante e Machiavelli. Tipicamente britannico il senso dell’umorismo che ha ispirato, fra le altre, le nominations di Guglielmo di Occam («Per il suo celebre rasoio. Ah, se solo la gente si ricordasse di usarlo di più!») e di Montaigne («Perché mi fa ridere e perché non è nella lista dei 20 che lo farebbe ridere!»). Più corrosive, al limite della provocazione, altre proposte: quella relativa a Kervit the Frog («almeno i suoi epigrammi ci fanno ridere»), o quella che vorrebbe incoronare come maggiore filosofo della storia il calciatore Eric Cantona, noto per le sue intemperanze violente dentro e fuori i campi da football. Infine, non prive di arguzia, e perfino di una sottile verità, alcune proposte «estremistiche», per certi versi coincidenti, quali quella che indica «nessuno» quale maggior filosofo della storia («Perché ha ragione il poeta giapponese Basho quando ammonisce a non cercare i saggi del passato, ma a cercare piuttosto ciò che essi hanno cercato»), o quella che nomina se stesso, perché «non si deve credere ai filosofi più di quanto si debba credere ai politici o a qualunque altro, in quanto ciascuno dovrebbe essere per se stesso il proprio filosofo favorito». Nel complesso, il sondaggio promosso dalla BBC può essere giudicato semplicemente come un giochino bizzarro ma innocuo, derivato principalmente dalla tendenza tipicamente estiva a ricercare nuove forme di intrattenimento. D’altra parte, da questa competizione emergono anche alcuni elementi un pò più seri, che meritano qualche riflessione. Stupisce, anzitutto, la mobilitazione promossa dall’Economist in favore di Hume, al solo scopo di evitare l’incoronazione di Marx quale maggior filosofo. Segno evidente della persistenza di paure e pregiudizi tutt’altro che superati, in un paese, e in un giornale, che pure dovrebbe essere perfettamente in grado di distinguere fra l’opera di un filosofo (certamente fra i più grandi, comunque la si pensi) e la tragedia del comunismo realizzato. Ma non meno rilevante è anche una considerazione di insieme, riguardante un fenomeno già emerso in Italia da alcuni anni a questa parte, vale a dire il crescente interesse per la filosofia, ben al di fuori della cerchia ristretta degli specialisti e degli studiosi. Un indizio – così almeno si auspicherebbe che fosse – del diffondersi di un’esigenza di verità e di autenticità, alla quale sarebbe importante riuscire a corrispondere.

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