Umberto Curi – I versi di Giorgio Tosi così spudoratamente poetici e filosofici

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Il Mattino di Padova, 04.01.2006

I versi di Giorgio Tosi così spudoratamente poetici e filosofici

di Umberto Curi

In un’opera davvero fondamentale, precocemente caduta in un oblio quasi completo, o se non altro sistematicamente fraintesa, quale è appunto la Poetica, Aristotele si sofferma sullo statuto di quella che egli stesso definisce come una delle due forme del «fare», vale a dire sulla poiesis. A differenza dell’altra forma, attinente all’agire, al comportarsi, quale è appunto la praxis, la poiesis è attività eminentemente pro-duttiva, in quanto è mimesis che si realizza con i versi oppure anche con altri mezzi. Il carattere «mimetico» attribuito all’arte da Aristotele, e prima di lui da Platone, ha sovente indotto a ritenere che secondo gli autori della filosofia classica la poesia sia di rango inferiore, rispetto alla filosofia, poiché essa si limiterebbe a “imitare” la realtà. In realtà, ad una considerazione più attenta, risulta che né Platone né tanto meno Aristotele concepiscono la mimesis come semplice imitazione, ma piuttosto come «ri-creazione», vale a dire come attività strettamente congiunta alla filosofia. Ne è prova risolutiva quel passaggio della Poetica, nel quale il filosofo sottolinea che, rispetto alla storia, la poiesis è cosa «molto più seria e più filosofica», poiché da un lato essa suscita piacere, e dall’altro consente di accedere alle «prime e più importanti conoscenze».  Se qualche incertezza può comunque sussistere per quanto riguarda la concezione dell’arte nel pensiero classico, non vi è dubbio che nell’ambito dell’estetica contemporanea l’arte non è concepita come mera «imitazione» della natura, né come semplice «riflesso» di essenze ideali. Piuttosto, l’arte – e più specificamente quella forma artistica peculiare che è la poesia – si esprime come disvelamento dell’essere, come esperienza dell’originario, e dunque intrattiene un rapporto essenziale con la verità. L’esempio certamente più noto e significativo di questo modo di concepire la poesia è fornito dal pensiero di Martin Heidegger, soprattutto dalla riflessione che il filosofo tedesco compie in margine ad alcuni «detti-guida» di Hoelderlin, e più in generale intorno a ciò che egli definisce «pensiero poetante». Secondo Heidegger, infatti, poetare è l’originario nominare gli dei. Ma la parola poetica è davvero capace di nominare solo quando gli dei stessi ci conducono al linguaggio, attraverso quella forma peculiare di linguaggio che si esprime attraverso «cenni». Il dire del poeta «consiste nel cogliere questi cenni per accennarli a sua volta al suo popolo». Così il poeta sta fra gli dei e gli uomini. Ma è in primo luogo in questo «frammezzo» che si decide chi sia l’uomo e dove egli insedi il suo esserci. Tutto ciò per dire che non può sorprendere il fatto che un autore come Giorgio Tosi, avvocato e giurista, ma anche filosofo, si sia dedicato alla poesia con assiduità, soprattutto da alcuni anni a questa parte. Dopo la bella raccolta di liriche intitolata Uàbaia freccia, pubblicata da Ibiskos editrice nel 2000, presso lo stesso editore è ora uscita infatti una silloge di poesie (Ballò una sola estate, pp. 80, 10 euro), con una prefazione di Armando Balduino) che ha ottenuto il primo premio al concorso nazionale «La città di Salò-Riviere del Benaco 2005».  Fra le oltre 60 poesie che compongono questo aureo libretto, colpiscono soprattutto alcune autentiche folgorazioni, compendiate in pochi versi, secchi, incisivi, scarni fino alla brutalità. Immagini di luoghi, evocazioni di atmosfere, lampeggiamenti di sentimenti, emergere intenso di affetti – il tutto con uno stile personale inconfondibile, lontanissimo dal compiacimento ermetico di tanti dilettanti del verso, e improntato invece ad una immediatezza della comunicazione davvero esemplare. Così è per «Madre», per «Io vivrò», per «Sgomento», affilati e toccanti; così è pure per «Calvario», «Il cieco», «Le opere e i giorni», concettualmente densi, spudoratamente filosofici. Ma così è, in realtà, per la maggior parte delle poesie contenute in questa raccolta, testimonianza eloquente del carattere intensivamente filosofico della poesia. Si comprende allora, in questa prospettiva, perché un grande poeta come Hoelderlin potesse scrivere che «poeticamente abita l’uomo su questa terra». E’ vero che, per riprendere ancora Heidegger commentatore di Hoelderlin, talora il poeta può mancare il tono giusto del dire. Ma, per quanto a volte possa essere stonata, «il suono della campana è il canto del poeta. Essa chiama nella svolta del tempo».

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