Umberto Curi – I dialoghi del telefonino

pantareiU. Curi | Testi0 Comments

Il Mattino di Padova, 12.09.2005

Un originale saggio filosofico sul fenomeno della nostra epoca

I dialoghi del telefonino

Umberto Curi

Forse stenterà a reggere il confronto con gli altri Paesi europei per quanto riguarda la crescita del PIL o la competitività delle imprese. Ma vi è un terreno sul quale il nostro Paese non teme rivali. La percentuale di telefoni cellulari, rispetto al totale della popolazione, è la più alta d’Europa. Da qualche mese, in Italia il numero degli abbonamenti ai telefonini ha superato quello degli apparecchi fissi, secondo una tendenza espansiva che non accenna a diminuire. Si prevede anzi che l’incessante perfezionamento tecnologico, col succedersi di generazioni di macchine sempre più versatili e polifunzionali, conferirà un impulso ulteriore a questo settore del mercato, fino al punto da rendere plausibile un’ipotesi che, solo dieci anni fa, sarebbe sembrata di pura fantascienza, con un numero di cellulari pari o perfino superiore, rispetto a quello degli abitanti.  Era dunque in qualche modo inevitabile che, presto o tardi, di questo totem del nostro tempo si occupassero anche i filosofi. Troppo evidente è l’importanza assunta da questo strumento, anche nei confronti di altri mezzi molto – ma non altrettanto – diffusi, quali il computer o il lettore Cd. Troppo incisivo l’impatto che esso ha avuto, e continua ad avere, nella vita di tutti i giorni, perché si possa «far finta di niente», perché si possa continuare a parlare della «società» in termini astratti e generali, quasi che quella di una ventina di anni fa, quando la comunicazione personale era comunque «agganciata» a postazioni fisse, e correva anche materialmente lungo vie di relazione limitate, possa essere analizzata alla stessa stregua con la quale si possono esaminare le dinamiche sociali attuali. Ne consegue che «trattare» il telefonino in chiave filosofica non vuol dire affatto assecondare la discutibile moda di distribuire un po’ di filosofia dappertutto ma corrisponde piuttosto ad un’esigenza molto più seria quale è quella di misurarsi con i processi di trasformazione che hanno investito non soltanto la società in generale, ma anche e soprattutto il linguaggio, la cultura, il costume, e perfino le modalità stesse con le quali si esercita il nostro pensiero.  Da questo punto di vista, il libro di Maurizio Ferraris non è affatto un testo che cerchi di sfruttare un argomento frivolo di grande attualità, verniciandolo con una patina filosofica. E’ invece un lavoro che affronta con grande rigore e tempestività le nuove questioni di ordine teorico e pratico che scaturiscono da quell’autentica rivoluzione introdotta dalla diffusione della telefonia mobile. Se un paragone può risultare utile a comprendere la tipologia del testo, pur con le inevitabili approssimazioni di similitudini di questo genere, si può dire che forse un progenitore potrebbe essere individuato nel Diario minimo di Umberto Eco, e in particolare in quel saggio («Fenomenologia di Mike Buongiorno»), che ha obbiettivamente inaugurato un modo nuovo di concepire e realizzare l’analisi filosofica. Non più soltanto una forma di interrogazione rarefatta e sofisticata intorno ai «massimi problemi», ma un modo per cercare di capire meglio, e di interpretare più approfonditamente, gli «oggetti», i personaggi, le situazioni, della vita quotidiana. Questo fondamentale criterio ispiratore percorre tutte le pagine del libro di Ferraris, a partire dal sottotitolo, nel quale si coniugano intenzionalmente due termini appartenenti a lessici fra loro molto lontani, come «telefonino» e «ontologia», e poi via via nelle dense e mai banali pagine dei capitoli successivi, fino all’epilogo, tutto giocato su una arguta ripresa di una fra le «Lettere a Milena» di Franz Kafka.  A molti, soprattutto a chi non sappia distaccarsi da una visione togata e aulica della filosofia, questo libro potrà anche non piacere. Ma anche al di là dei «gusti» o delle opzioni filosofiche, è difficile non riconoscerne le notevoli e non comuni qualità: l’originalità dell’impostazione, l’acume delle osservazioni, la limpidezza davvero rara della scrittura, lontanissima dalle astrusità di tanta letteratura pseudofilosofica. Così come è impossibile negare che la lettura del testo assicura qualcosa che, al giorno d’oggi, è diventato molto raro. Un piacere intellettuale congiunto al divertimento, la confortevole impressione di imparare qualcosa che non si sapeva attraverso un raffinato «gioco» intellettuale, anziché mediante complicate formule per iniziati. Stando bene attenti, d’ora innanzi, a non cominciare più una telefonata, domandando «dove sei?». Maurizio Ferraris «Dove sei? Ontologia del telefonino» Tascabili Bompiani 294 pp., euro 8,50.

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