Umberto Curi – Fecondazione assistita: evitare toni da crociata

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Il Mattino di Padova, 22.04.2005

Fecondazione assistita: evitare toni da crociata
Umberto Curi

Le consultazioni per la crisi di governo stanno oscurando un’altra questione politica rilevante: il referendum. Per affrontare adeguatamente questioni tanto delicate, quali sono quelle soggiacenti al referendum sulla fecondazione assistita, è necessario partire da due premesse. La prima riguarda i presupposti strettamente scientifici sui quali si reggono le due tesi contrapposte dei fautori e dei detrattori della legge recentemente approvata. Sebbene dall’una e dall’altra parte si insista nell’addurre a sostegno delle proprie posizioni l’autorità della scienza, e di singoli scienziati, si dovrebbe avere l’onestà di riconoscere che – su questa specifica materia – non esiste qualcosa che possa essere proposto come un consenso universale e unanime della comunità scientifica. Al contrario, si può affermare che su pochi altri argomenti è possibile registrare uno spettro di posizioni così diversificate, come quello che si è manifestato a proposito delle tematiche connesse con la fecondazione artificiale. Ciò che consegue da questa prima premessa dovrebbe essere evidente: per quanto ci si possa sforzare di farlo, non è possibile pretendere di fondare la propria opzione in favore o contro la legge vigente su alcune “verità” scientificamente definite. Si tratta di un limite che riguarda la scienza in quanto tale, indipendentemente dal suo grado di evoluzione, un limite costitutivo ed ineliminabile, perché esprime letteralmente l'”altra faccia” del progresso scientifico. Quanto più si dilata e si approfondisce, si specializza e si raffina, l’indagine propriamente scientifica, tanto più essa non può non allontanarsi da alcune questioni di fondo (i problemi dell’origine e del destino, dell’identità e del mutamento – solo per citarne alcuni), le quali restano patrimonio della filosofia, o se si preferisce restano consegnate alla poesia o semplicemente al non senso. La seconda premessa necessaria riguarda l’adeguatezza degli strumenti con i quali viene affrontata la vasta problematica collegata con il tema della fecondazione artificiale, vale a dire da un lato la legge recentemente approvata, e dall’altro il referendum abrogativo che verrà celebrato il prossimo 12 giugno. In entrambi i casi, dovrebbe essere evidente la sproporzione – ai limiti della vera e propria incommensurabilità – esistente fra la “qualità” di problemi di straordinaria complessità e delicatezza, e la rozzezza degli attrezzi con i quali si vorrebbe maneggiarli. E’ come se si volesse cesellare un metallo prezioso, o prendersi cura di un fiore, usando i guantoni da boxe. Per sua natura, il diritto positivo si esprime attraverso una logica “semplice”, fondata su un’accezione estremamente rigida del principio di non contraddizione. Anzi, si può affermare che una norma è tanto migliore, sotto il profilo formale, quanto meno lascia spazio alla discrezionalità dell’interpretazione, quanto meno si presta ad essere “tirata” da una parte piuttosto che dall’altra. Se ci si riferisce al referendum, è ancora più netta la divaricazione fra la logica binaria imposta dai quesiti referendari, ai quali si può rispondere soltanto con un sì o con un no, e l’estrema articolazione concettuale delle questioni connesse con la materia sottoposta alla consultazione. Con la conseguenza di trasformare quelli che per molti cittadini sono dubbi destinati a persistere in addendi di una contabilità ipersemplificata, favorevole o contraria alla conservazione di una norma di diritto positivo. Che cosa è possibile far conseguire dalle premesse ora sinteticamente descritte? La raccomandazione generale, tanto importante quanto per lo più palesemente disattesa, sarebbe quella di evitare in ogni modo i toni da crociata, le dichiarazioni fiammeggianti, gli appelli emotivi, la propaganda ideologica. Su materie tanto controverse, dovremmo tutti sentirci in obbligo di essere prudenti, di rispettare le altrui convinzioni, di non assolutizzare le nostre propensioni. Dovremmo tutti conservare la lucida e sobria consapevolezza di misurarci con un problema che è, in qualche modo, più grande di noi, per il quale i dubbi sono superiori e più numerosi delle poche certezze di cui disponiamo. Dovremmo ricordarci che, qualunque sarà la preferenza che esprimeremo, e qualsiasi sia l’esito complessivo della consultazione, i problemi anche drammatici che sono coinvolti in questa materia resteranno irrisolti, perché nessuna norma, buona o cattiva, potrà mai rispondere appropriatamente a tutti gli interrogativi che sempre si porranno, ogni volta in cui ci si troverà di fronte al mistero della vita. Un enigma che continuerà comunque ad accompagnarci, quale sigillo inconfondibile della condizione umana.

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