Umberto Curi – Chi ha paura di Charles Darwin?

pantareiU. Curi | Testi0 Comments

Il Mattino di Padova 01-05-04

Chi ha paura di Charles Darwin?

Umberto Curi

E’difficile immaginare quali possano essere state le ragioni che avevano portato all’esclusione della teoria di Darwin dall’insegnamento nelle scuole medie. Né è facile appassionarsi alla psicologia della ministra Moratti o dei burocrati ministeriali che avevano concepito un’idea tanto geniale.  Ma il fatto che, nel recente passato, un orientamento simile fosse già stato prospettato più volte, e che in alcuni stati degli Usa la teoria dell’evoluzione sia stata effettivamente bandita dalle scuole, induce a domandarsi che cosa mai possa esservi di tanto inquietante nell’opera dello scienziato inglese.  Se ci ponessimo la stessa domanda per quanto riguarda il rapporto fra Galileo e la Chiesa cattolica del Seicento, la risposta sarebbe agevole. Basterebbe citare un passo del dramma di Bertolt Brecht – «ma nel tuo universo, Dio dov’è?» – per capire che l’adesione galileiana alla concezione di Keplero e Copernico sembrava necessariamente implicare l’impossibilità di concepire un «luogo», nel quale collocare la presenza di Dio.  Poco importa se, come è stato successivamente dimostrato, le preoccupazioni della Santa Inquisizione non avessero alcun serio fondamento teologico o scientifico, nel senso che l’ipotesi eliocentrica risultò poi essere del tutto compatibile con la religione cristiana.  Molto diversa è, invece, la situazione per quanto riguarda il caso di Darwin, per almeno due ordini di ragioni. Il primo è che è trascorso quasi un secolo e mezzo dalla prima formulazione della teoria dell’evoluzione, sicchè essa ha ricevuto ormai ogni genere di conferme, sotto il profilo teorico e dal punto di vista sperimentale. Non si tratta più, dunque (come accadeva invece con Galilei), di contrapporre due «ipotesi» cosmologiche, entrambe prive di una corroborazione definitiva, ma di misurarsi con una concezione che costituisce ormai da tempo la base delle moderne ricerche in campo biologico, e antropologico. Perfino più importante è il secondo ordine di considerazioni. La condanna dello scienziato pisano proveniva pur sempre da un organismo, quale la Chiesa cattolica, che dalle teorie da lui sostenute si sentiva direttamente attaccato, e che pertanto riteneva lecito difendersi. Mentre davvero non si capisce quale oscura minaccia per la propria sopravvivenza questo governo possa cogliere nella teoria delle piccole variazioni organiche, o nella metafora della selezione naturale (poiché di metafora si tratta, come ha chiarito Carol Taylor Torsello in un saggio recente), in cui si compendia il contributo dello scienziato inglese. Per spiegare questo attacco di darwinfobia, non resta, allora, che affidarsi ad alcune congetture, più o meno scherzose.  La prima è che la Moratti e i suoi colleghi di governo siano rimasti terrorizzati dall’aver scoperto che Marx avrebbe voluto dedicare «Il Capitale» proprio a Darwin.  Pur non essendo in grado di capire le ragioni di questa dedica, e magari ignorando che essa fu poi rifiutata, onde evitare il diffondersi nelle scuole del pericoloso contagio marxista, avrebbero pensato bene di eliminare il problema alla radice. Un’altra ipotesi è che alcuni personaggi dell’attuale compagine governativa (lascio all’immaginazione del lettore individuare alcuni esempi) abbiano temuto di poter essere additati quali conferme della tesi della derivazione dell’uomo dalla scimmia.  Più seria è, infine, un’ultima congettura. Alla base della teoria della selezione naturale vi è un assunto – derivato dalla biologia di fine Settecento e ripreso da Darwin attraverso Malthus – della «lotta per l’esistenza».  La generalizzazione di questa tesi ha condotto, lungo tutto il corso del Novecento, alla diffusione di quel «darwinismo sociale» a cui si sono spesso ispirati (magari a sproposito) molti movimenti di orientamento rivoluzionario o progressista.  Forse, è questo – lo spettro di una ripresa di una conflittualità sociale da troppo tempo sopita – il Darwin che turba le notti di coloro che ci governano.

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