Uno Stato diverso

Sofia LoreficePrimula Rossa0 Comments

Primula Rossadi Sofia Lorefice |


Pochi giorni fa ho letto la lettera al giornale di un ragazzo diciottenne, figlio di una famiglia mafiosa della Locride, con cui ringrazia lo Stato italiano di averlo allontanato, per un po’, dalla sua famiglia e di averlo messo in una comunità protetta in Sicilia per sottrarlo dal mondo della delinquenza.

Con un padre morto ammazzato, un fratello condannato all’ergastolo per omicidio e altri due fratelli incarcerati sempre per mafia Riccardo Cordì – così si chiama il ragazzo che ha smesso di nascondere il suo nome – dice di voler costruirsi un futuro diverso e di non sentirsi solo in questa impresa.

La notizia mi ha incuriosita perché contribuisce a formulare quelle speranze che si possono avere con qualche fondamento di ragione.

Il caso di Riccardo è interessante perché aiuta a rivedere con sguardo critico alcuni pezzi di verità reali ma poco utili a favorire la voglia di impegnarsi per crescere.

Riccardo è stato allontanato per un po’ dalla Calabria ma non è stato spedito a prendere lezioni di ordine e di legalità in una comunità sopra il Po o in Svezia. La sua guida è stata un giovane psicologo siciliano dell’associazione Addiopizzo. I giudici hanno scelto di portare Riccardo a Messina, in Sicilia, un’altra regione colpita dallo stesso male della sua terra ma abbastanza vicina perché lui potesse guardare la costa della Calabria dallo Stretto e riconoscersi.

L’Istituzione che Riccardo ha sentito come sua alleata è un’eccezione reale alla percezione di uno Stato che spesso casca nell’errore che Bertrand Russell chiama “l’equivoco dell’amministratore”. Cioè l’abitudine a considerare la società un tutto sistematico con le parti che si dovrebbero incastrare perfettamente le une nelle altre. Ciò contribuisce ad alimentare la convinzione che allo Stato interessi solo la conservazione di un ordine presunto e che per perseguirlo si faccia guidare dall’ideologia del controllo ricorrendo, all’occorrenza, anche all’utilizzo della forza. Insomma un “equivoco” che contribuisce a far percepire lo Stato come un padre sordo, cieco e assente, quando non addirittura ostile.

Invece lo Stato di cui parla Riccardo è un’eccezione reale che sostiene con concretezza la speranza di uno Stato alleato: “In questi mesi ho conosciuto uno Stato diverso”, scrive Riccardo, “che non mi ha voluto cambiare a tutti i costi ma che per una volta ha cercato di capire chi ero io davvero. Ci sono tanti ragazzi come me che avrebbero bisogno di uno Stato così. Non credono che esista. Io l’ho conosciuto e scrivo questa lettera perché anche gli altri lo sappiano”.

Bertrand Russell, padre della filosofia analitica, un anno prima di ricevere il premio Nobel per la letteratura pubblicò Autorità e individuo nel 1949. In questo librino di poco più di cento pagine, non privo di humor, Russell affronta il tema del rapporto tra le libertà del singolo e la necessità di un’organizzazione sociale.
Nei sei capitoli di Autorità e individuo il filosofo individua gli scopi primari del governo – sicurezza, giustizia e conservazione – mette in guardia sulla idea di sicurezza come fine dettato dalla paura e sottolinea i limiti della giustizia. Analizza i meccanismi di solidarietà e ostilità e l’importanza dell’esercizio della funzione dell’individualità che deve essere sostenuta e non castrata dall’autorità. Russell riconosce l’utilità del controllo, ma anche quella dell’iniziativa, e delinea le loro sfere rispettive fino a giungere a una possibile definizione di etica individuale e etica sociale non in conflitto l’una con l’altra.

Russell è convinto che “non faremo un mondo migliore cercando di rendere docili e timidi gli uomini, ma incitandoli, invece, a essere coraggiosi e impavidi, tranne che nell’infliggere sofferenze al loro prossimo”.

Credo che Russell sarebbe stato contento del seme gettato nella Locride da cui stanno già stanno nascendo frutti. Non soltanto uno specifico protocollo tra tutti i Tribunali e le Procure del distretto giudiziario di Reggio Calabria, ma anche un progetto di coinvolgimento delle famiglie mafiose che decidano di collaborare con lo Stato per assicurare un futuro diverso ai loro figli.

S.L.


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