Sergio Givone – Uniti da una data, Kant e Darwin simboli della modernità

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Il Messaggero, 13.02.2004

Uniti da una data, Kant e Darwin simboli della modernità

di SERGIO GIVONE

 CHE cos’hanno in comune Kant e Darwin, oltre il 12 febbraio, che per l’uno è stato il giorno della morte (nel 1804) e per l’altro il giorno della nascita (nel 1809)? Più di quanto sembrerebbe. A cominciare dal fatto che sia l’uno sia l’altro sono le massime icone della modernità. Ossia figure esprimenti modi di pensare e di concepire la vita che, nonostante gli immensi rivolgimenti intercorsi, sono ancora i nostri.

Entrambi figli dell’illuminismo, Kant e Darwin condividono una concezione deterministica della realtà naturale. Ritengono cioè che il mondo della natura, al quale ovviamente appartiene anche l’uomo, sia governato da leggi e regolato dal principio di causalità, insomma si configuri come un grandioso meccanismo. Vero è che Darwin, per spiegare la selezione della specie, introduce un correttivo e cioè il caso. Ma il caso a sua volta dipende dalle circostanze, che sono soggette alla legge di causa ed effetto. E con ciò Darwin ribadisce l’idea-guida che era anche di Kant.

Però qui si nota fra i due pensatori una differenza fondamentale. Secondo Kant l’uomo appartiene bensì al mondo della natura, dove domina la necessità, ma anche al mondo dei valori. In quanto essere dotato di moralità, l’uomo deve per forza essere libero. Altrimenti non avrebbe senso imputargli alcunché.

Che cosa sia la libertà, dice Kant, noi non lo sappiamo. Tuttavia è cosa non meno certa della legge di gravità o di qualsiasi altra legge fisica, anche se del tutto inconoscibile. In caso contrario, dovremmo dire che l’uomo non è tenuto a rispondere dei suoi atti. Ma chi è così pazzo da negare l’evidenza e la certezza del cuore? Chi è davvero disposto a credere d’essere nient’altro che una marionetta o un animale?

Sul mondo della libertà, mondo morale e in ultima istanza religioso, Darwin non si pronuncia. Egli si professa agnostico. Saranno semmai i suoi epigoni a togliere di mezzo la possibilità che esista quest’altro mondo, il mondo della libertà. E a interpretare in chiave deterministica non solo i fenomeni naturali, ma anche quelli culturali e spirituali. Giungendo a sostenere che se l’uomo si comporta in un certo modo, ciò dipende dall’ambiente, dall’educazione, e così via. La libertà affermano costoro non solo non sappiamo che cosa sia. Proprio non c’è.

Vengono così a delinearsi due opposti modelli di comprensione della realtà umana. Da una parte si giustifica o si tende a giustificare il comportamento dell’uomo sulla base di ciò che lo condizionerebbe. Dall’altra ci si appella alla responsabilità e all’etica del dovere. Inevitabile far riferimento all’uno o all’altro di questi due modelli, ogni qualvolta si tratta di decidere: se condannare o assolvere. E quindi: se abbia o non abbia senso incolpare qualcuno di qualcosa.

Appunto la nozione di colpa è rivelatrice. Capita spesso, al solo pronunciarne la parola, che qualcuno mostri di non volerne più sapere. E infatti c’è chi pensa che colpa non sia se non un retaggio dell’educazione cattolica (così si dice), un residuo arcaico che le scienze dell’uomo avrebbero ampiamente superato e ricacciato fra i ferrivecchi della teologia. Ma l’educazione cattolica qui non c’entra. Invece c’entra Kant (che il cattolicesimo mise all’indice). Il quale Kant riteneva che l’essere colpevole fosse per l’uomo un segno di grandezza, sia pure grandezza tradita. E faceva l’esempio del delinquente reso tale da miserabili condizioni di vita. Un giudice che mandasse assolto costui, affermava Kant, gli farebbe torto non meno di uno che non prendesse in considerazione le attenuanti. E questo perché non gli riconoscerebbe la sua dignità di uomo libero e responsabile.

Così come c’entra Darwin. Sarà pure una forzatura il darwinismo utilizzato per interpretare il mondo umano. Ma è alla radice della pretesa ricorrente che l’uomo possa essere oggetto di osservazione come un insetto sotto la lente dell’entomologo: dove responsabilità, libertà e colpa sono fuori questione.

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