Sergio Givone – Ma lo spirito del Vangelo è ben presente

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Il Messaggero, 21.06.2004

Ma lo spirito del Vangelo è ben presente 

di SERGIO GIVONE

ORA che la Carta costituzionale europea è stata approvata, possiamo ragionare più serenamente su uno dei punti più controversi e dibattuti. Ossia sulla menzione (ma ormai possiamo dire la mancata menzione) delle radici cristiane dell’Europa. Di segno ovviamente diverso i commenti. Mentre il Papa ha invitato a riscoprire le comuni radici cristiane, ma senza citare la nuova Costituzione, figure eminenti del cattolicesimo hanno espresso rammarico, così come autorevoli politici italiani. C’è stato poi chi ha visto nella decisione presa dal Consiglio dei Capi di Stato una vittoria del laicismo franco-tedesco. E chi ha preferito considerarla come una misura volta a evitare qualsiasi commistione di politica e fede religiosa. Tutte posizioni più che comprensibili. Vediamo però di sgombrare il campo da un equivoco. Che l’Europa abbia radici cristiane, è un fatto. Un fatto storico. Nessuno potrebbe seriamente negarlo. E quando si dice che l’Europa ha radici cristiane, nel cristianesimo non si vuol vedere semplicemente uno degli elementi che insieme ad altri ha concorso a formare l’identità europea. Ma si intende pensare il cristianesimo come quella realtà di fondo che per secoli ha fatto fiorire la cultura europea e ne ha ispirato i valori. Anche quando questi valori, a cominciare dalla libertà di coscienza e dalla dignità della persona, erano vissuti senza che si avesse più memoria della loro origine cristiana. O addirittura venivano proposti in una chiave anti-cristiana, come accadde con gli ideali dell’uguaglianza, della libertà e della fratellanza universale che l’illuminismo trasse dal cristianesimo e tuttavia non mancò di usare nella sua battaglia contro il cristianesimo stesso.
Da questo punto di vista il problema non è tanto se menzionare o non menzionare nella Carta costituzionale le radici cristiane dell’Europa. Il problema è se queste radici siano ancora tali oppure no. E cioè se esse siano ancora vive; se attraverso di esse passi ancora quella linfa che sono i valori e gli ideali sorti in ambito cristiano o se invece si siano rinsecchite. Vale a dire: se il cristianesimo sia ancora per noi una forza vitale o se non sia altro che un reperto archeologico, sia pure importante e prezioso. Come reperto, a che gioverebbe citare il cristianesimo nella Carta? Forse a riportarlo in auge? C’è da dubitarne. Viceversa, come tramite di valori in cui ci riconosciamo, il cristianesimo resta cosa per noi anche se dimenticato dalla Carta. E’ non solo la nostra memoria storica, ma anche parte essenziale della nostra anima.
Il preambolo della nuova Costituzione europea non fa parola né di radici cristiane né di cristianesimo. Semmai accenna genericamente alle “eredità culturali, religiose, umanistiche”. Poi però il cittadino dell’Europa è definito senza incertezze come una persona. E una persona non è soltanto il soggetto di determinati diritti politici, come in Grecia, e non è neppure il soggetto di diritti universali e astratti, come il citoyen dell’illuminismo. La persona merita rispetto assoluto e incondizionato in quanto tale. E questa è l’idea della dignità della persona. Idea che nasce dalla convinzione, introdotta nel mondo dal cristianesimo, che tutti siamo figli di Dio.
La Costituzione europea, dunque, sia pure timidamente, e magari senza volerlo, parla un linguaggio cristiano. Cristianesimo nascosto fra le righe: ma con un peso e una portata di gran lunga superiori a quelli che gli verrebbero conferiti da una dichiarazione esplicita o peggio da una mera constatazione d’un fatto storico. E forse il Papa, che pure in più occasioni aveva rivolto appelli a favore dell’inserimento nella Carta delle radici cristiane dell’Europa, ha invitato a riscoprire le radici cristiane senza più far cenno a documenti politici di sorta perché convinto che questo sia il punto decisivo: non già riconoscere al cristianesimo il ruolo avuto nel passato, che nessuno gli può togliere, ma riattivarlo nel presente, questo ruolo, facendo germinare i molti semi gettati dal cristianesimo nel terreno arido e inospitale della storia.

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