Sergio Givone – Ma Dio c’è già nella Costituzione dell’Europa

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Il Messaggero, 12.06.2003

Ma Dio c’è già nella Costituzione dell’Europa 

di SERGIO GIVONE

WHERE did God go? Dov’è andato, dov’è finito Dio? Così titola la copertina di Time nel numero da ieri in edicola. E la stessa rivista prosegue osservando che non solo le chiese sono disertate dai fedeli, ma Dio non trova posto neppure nella costituzione dell’Unione Europea.
Senza contare che religione e scienza, nonostante qualche tentativo di riconciliazione più apparente che reale, sono sempre più distanti, l’una incapace di comunicare con l’altra. Eppure…
Sono problemi molto diversi. Che vanno esaminati separatamente, se non si vuole accrescere la confusione che già regna sovrana. Dunque, andiamo con ordine.
Alla domanda: dov’è andato Dio?, le due tradizioni a cui apparteniamo, quella greca e quella giudaico-cristiana, hanno dato risposte diversissime. Dice il mondo greco: Dio non va da nessuna parte, perché Dio sta sempre lì, eternamente identico a se stesso. E questo, sia che si intenda per Dio il motore immobile della metafisica. Sia che si veda in lui questo o quell’evento, ma evento che sempre è, come sempre è l’Amore (Afrodite), sempre è la Guerra (Ares), e così via. Che poi lo sguardo dell’uomo si sia offuscato, al punto da non vedere più il divino nell’ordine delle cose e da credere che gli dei siano fuggiti: ebbene, tutto ciò riguarda la miopia umana piuttosto che Dio.
Risponde invece il cristianesimo, facendo sua un’idea profondamene ebraica: Dio va dove va l’uomo, e infatti uno dei nomi di Dio è Emanuele, Dio-con-noi. Se Dio va dove va l’uomo, allora non resta che cercarlo dove meno ci aspetteremmo di trovarlo: negli abissi di violenza e d’infamia in cui l’uomo è sprofondato. Di fronte al male senza fine di cui l’uomo è colpevole, ma anche di fronte al male che si abbatte sull’uomo senza sua colpa, la coscienza non può che rivoltarsi e chiedere magari bestemmiando: e Dio dov’era? Dov’era colui che poteva e quindi doveva impedire quell’orrore? La risposta del cristianesimo è una sola. Dio era là: muto, straziato, in croce.
Come si vede, abbiamo a che fare con due modi opposti di concepire Dio e la sua presenza nel mondo. Ma proprio qui incontriamo il problema del nostro rapporto con la tradizione. Problema che non si può certo risolvere sbrigativamente affermando il primato dell’eredità cristiana rispetto all’eredità pagana.
Che l’Europa abbia profonde radici cristiane e prima ancora ebraiche è un fatto incontestabile. Negarlo sarebbe sciocco. Ma è in questa chiave che va letta l’assenza di qualsiasi riferimento al cristianesimo nella bozza della carta costituzionale della Ue? Tra l’altro è di ieri la notizia di una ulteriore limatura in senso a-religioso oltre che, com’è ovvio, a-confessionale. Nuove polemiche sono da attendersi.
Cerchiamo allora di capire. Se il testo in questione fosse un trattato di storia, sarebbe inaccettabile che in esso si facesse menzione dell’illuminismo e non anche del cristianesimo. Ma il testo in questione non è un trattato di storia. E’ una carta costituzionale.
Carta in cui vengono affermati i principi su cui fondare l’Europa come realtà politica. Tra di essi: i diritti dell’uomo, la dignità della persona, la libertà. Giusto ricordare che è stato il cristianesimo a portarli nel mondo. Giusto ma superfluo (così com’è superfluo il riferimento all’illuminismo). Questi principi infatti valgono indipendentemente dal cristianesimo (e dall’illuminismo). Tutti i cittadini sono chiamati a riconoscerli: sia che si professino cristiani, sia che professino altre religioni, sia che non ne professino alcuna.
E così veniamo all’ultima questione. Quella del senso della religione in un mondo, come il nostro, largamente segnato da irreligiosità (se non da vero e proprio spirito anti-cristiano). No, non aspettiamoci che l’idea di Dio possa ricevere nuovo impulso o chissà quale riconoscimento da documenti di ordine giuridico. Ma non aspettiamoci neppure che la scienza, dopo aver dichiarato, e non senza motivo, di poter fare a meno di Dio, venga in soccorso di questa grande e nobile idea oggi largamente svilita. Quand’anche la scienza ci dimostrasse, come qualche scienziato ha detto, che Dio si nasconde nel Dna o nel big-bang o in altre meraviglie della natura, siamo sicuri che non si tratterebbe di un’astrazione del tutto inadatta a parlare al cuore dell’uomo? Nessuno può dire se Dio sia destinato a dileguare dall’orizzonte della vita umana o se l’uomo sempre di nuovo lo incontrerà sulla sua strada. Tutto è possibile, con buona pace di coloro che pensano di sapere già da ora come finirà la storia. Una cosa però è certa. Del Dio di cui parla la scienza e a maggior ragione del Dio di cui parla la politica l’uomo non sa che farsene. Altro è il Dio di cui l’uomo ha bisogno. E quale, se non il “Dio vivente”, Dio a cui rivolgersi quando tutti gli altri discorsi si sono fatti silenziosi?

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