Sergio Givone – Ma anche il futuro è a rischio

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Il Messaggero, 07.10.2004

Ma anche il futuro è a rischio

di SERGIO GIVONE

 

TROPPE volte questo papa ha dimostrato di saper decifrare prima di altri quel che si nasconde nelle pieghe della storia. Le sue parole possono urtare la nostra coscienza e magari stridere con modi di pensare che riteniamo aggiornati. Raramente però restano senza eco.
Nell’udienza generale di ieri papa Woityla è tornato su un tema che gli è caro, sostenendo come già altre volte gli era accaduto (ma questa volta con particolare forza) che la denatalità è un’ombra minacciosa che pesa sull’Occidente e sul suo futuro. Un tema a suo modo insidioso.
Come non ricordare, anche se sono passati decenni, che la stimolazione alla fecondità è servita a coprire sciagurate politiche di dominio? Eppure in bocca al papa l’invito a far figli acquista tutt’altro significato. E merita la più attenta riflessione.
Intanto c’è da dire che il papa mette il dito su una piaga che si vorrebbe non vedere e ci costringe a prendere atto di una verità piuttosto scomoda. Il fatto è che la condizione femminile, così come è venuta configurandosi attraverso processi di emancipazione più che salutari, appare tuttavia difficilmente compatibile con la condizione di madre. Qui non si tratta di riproporre modelli di femminilità ormai tramontati. Ma di riconoscere un problema. Che c’è, è reale, e ci mette a fronte di una contraddizione sociale le cui conseguenze potrebbero essere disastrose.
Ma a guardar bene le parole del papa vanno anche più a fondo. Che cosa significa che edonismo e materialismo rappresentano un pericolo per l’Occidente? Perché mai quel che per secoli è apparso come un bene e un fattore di progresso (la ricchezza delle nazioni) ora di colpo appare un male, anzi, causa certa di rovina? Il papa sembra volerci avvertire di quanto sia insidiosa un’idea sempre più diffusa e condivisa: l’idea della vita “a condizione che”.
Sarà pure una bella cosa, la vita (pensiamo noi), ma a patto che ci sia dato di viverla in un determinato modo e fatti salvi alcuni presupposti. Quale sia questo modo e quali questi presupposti ognuno poi decide, come del resto è giusto, liberamente e per conto suo. E magari anche con senso di responsabilità. Ma intanto la vita cessa di essere quel bene assoluto che era. Si fa opaca, priva di quello splendore e di quella gioia che la vita dovrebbe comportare in quanto tale. Il sì alla vita non è più incondizionato. E se non lo è più, come trovare la forza di generare, rigenerando la vita? Oggi si sente spesso parlare di vita degna di essere vissuta.
Giustamente. Grazie anche ai mezzi di comunicazione di massa, nessuno può ignorare che cosa sia una vita che non è degna di essere vissuta. E allora? Che cosa fare della vita che non è degna di essere vissuta? La butteremo? O non dovremo invece chinarci su di essa e dire umilmente il nostro sì proprio a partire da essa? E’ un pensiero come questo a muovere il papa. Semplice e profondo, anche se viene da una sconfinata lontananza rispetto a tutto ciò che crediamo irrinunciabile.

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