Sergio Givone – Lo spazio, singolo, dell’etica

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L’Unità, 15.09.2001

Lo spazio, singolo, dell’etica

di SERGIO GIVONE

 

Non passa giorno che di fronte alla politica ridotta a pura gestione del potere (quando non dei propri affari privati) non venga invocata l’etica.
Già, ma quale etica?
Certamente non l’etica al servizio della politica.
Fino a non molti anni fa circolava a sinistra una tesi seducente. Si diceva: o l’azione morale ha anche un valore politico o morale non è. Quasi un dogma. In realtà un errore sciagurato. L’etica che si lascia manipolare dalla politica non solo apre nella direzione del cinismo e del machiavellismo, ma arriva a legittimare il delitto. Per quanto vuoto di pensiero sia stato il terrorismo, non bisogna dimenticare che suo assunto di base (lo aveva già spiegato Dostoevskij!) era l’intrinseca moralità di qualsiasi gesto votato alla causa, fosse pure un gesto criminale.
Ma neppure l’etica che vuoi differenziarsi dalla politica, e, tuttavia prende la politica a modello, appare convincente. Anche se le ragioni a favore non mancano.
Il progresso scientifico e tecnologico ci mettono di fronte a problemi solo poco tempo fa inimmaginabili.
Che fare?
E soprattutto: come decidere in piena consapevolezza?
Una buona idea è sembrata quella di discutere pubblicamente i problemi e poi attenersi alle decisioni prese a maggioranza, pronti naturalmente a correggerle via via che le situazioni cambiano. Proprio come si fa in politica. Anzi, in democrazia.
Difficile negare che solo lo scambio trasparente delle informazioni fra esperti e cittadini sia in grado di creare i presupposti perché il singolo possa fare le sue scelte responsabilmente.
Così come bisogna riconoscere l’importanza di una mediazione politica che stabilisca norme comuni di comportamento. Guai però se questo significasse che c’è moralità unicamente dove c’è rispetto di tali norme. Si andrebbe verso qualcosa come un conformismo di massa e anche peggio. Che leggi ingiuste possano essere stabilite democraticamente non è la fine dell’etica. Ma il suo inizio. La prova in negativo della sua necessità. Il no gridato contro la società che mi condanna e magari invocando a testimone un cielo che non risponde è il nucleo insopprimibile dell’etica.
Resta cosa del singolo, l’etica.
E’ il singolo che decide, sceglie. E ne risponde. Questo è lo spazio dell’etica. Di fronte ad esso, la politica può fare soltanto due cose: o invaderlo o rispettarlo. Dal che si vede se è una buona o una cattiva politica.

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