Sergio Givone – Le torture figlie delle bugie

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Il Messaggero, 07.05.2004

Le torture figlie delle bugie 

di SERGIO GIVONE

 

PUÒ la guerra essere giusta, o, se non giusta, per lo meno giustificata? Sembra sempre più difficile crederlo. Tant’è vero che volendo ribadire l’opportunità se non la necessità del ricorso alle armi, come per esempio in Iraq, la guerra vien definita non più guerra bensì intervento umanitario, operazione di polizia, esportazione della democrazia, che a ben vedere sono tutte varianti dell’idea sciagurata per cui sulle baionette dei soldati viaggerebbe la “civiltà”.Ma poi ci pensa la guerra a dispiegare il suo triste campionario di orrori. Tra cui il più grande e il più abietto: la tortura. A quel punto coloro che hanno voluto la guerra esprimono indignazione, come ha fatto il presidente Bush (però con mesi di ritardo). Oppure minimizzano. «E’ un peccato che pochi sporchino la reputazione di migliaia», ha detto il generale Richard Myers. Senonché importante non è la denuncia, non è lo sdegno, non è neppure identificare e punire i colpevoli. Anche questo, naturalmente. Ma non soltanto questo. Infatti si tratta di affrontare una questione ben più imbarazzante: se guerra e tortura siano intrecciate in modo così profondo che dove c’è l’una finisce con l’esserci anche l’altra, inevitabilmente. Presupposto della guerra, qualsiasi guerra, è lo stesso: la riduzione del nemico a cosa da eliminare. Soltanto in questo modo si può indurre un essere umano a uccidere a freddo, cioè in assenza di motivi personali per farlo. Questo vale sia per le guerre tradizionali, dove lo scontro ha per obiettivo il prevalere di una delle due forze in campo, sia per le guerre di oggi, guerre quasi senza scontro, guerre d’annientamento. Vero è che di tanto in tanto i contendenti mostrano di rispettarsi, magari concedendo il cosiddetto onore delle armi, ma questa ha tutta l’aria d’essere una finzione utile soltanto a nascondere il vero volto della guerra. Che è poi, appunto, la riduzione del nemico a non-uomo, a puro oggetto. Chiedo: non è questa l’essenza della tortura? E se lo è, come negare che la tortura sia il naturale prodotto della guerra? La storia non fa che dimostrarlo. Ahimè, sempre di nuovo. Sicché dovremmo concludere senza mezzi termini: poiché la guerra porta inevitabilmente alla tortura, il rifiuto della tortura comporta la rinuncia alla guerra. In questi giorni di pena e di sconcerto si fa fatica ad ammettere che un grande paese democratico come gli Stati Uniti si sia macchiato di un crimine così odioso. Molti, specialmente i politici americani, si sono appellati all’anima profonda e nobile dell’America. E tuttavia segnali forti di reazione da parte di quella grande nazione ancora non si vedono. Le immagini che arrivano dall’Iraq sembrano riguardare più le televisioni e i giornali che non le coscienze. Sarà pure in calo la popolarità di Bush, ma neanche tanto. Comunque i cittadini americani appaiono piuttosto indulgenti con lui. Erano pronti a far dimettere un presidente per bugie tutto sommato puerili. A Bush perdonano di aver detto il falso sulle ragioni che lo hanno spinto a far la guerra. Vien da pensare che un oscuro, inconfessabile sentimento orienti il giudizio di molti. E li induca a ritenere che la guerra è la guerra, ossia una faccenda sporca, e quindi tale che implica tutta una serie di conseguenze che possono essere provvisoriamente rimosse ma non evitate. Tortura compresa. Ciò è ributtante, ma a suo modo vero, perché è vero che guerra e tortura si appartengono. Del resto, se non fa scandalo il fatto che una guerra sia stata dichiarata in base a menzogne, non si vede perché la tortura dovrebbe far cambiare idea a chi, accettando comunque la guerra, è costretto ad accettare, o quanto meno a far finta di non vedere, quel che si nasconde nelle sue pieghe. Dunque, ciò a cui stiamo assistendo (nonostante lo sdegno e le scuse e le promesse che “mai più”) sembra essere un cedimento all’ineluttabile piuttosto che un tragico errore. Ma se le cose stanno così, vuol dire che hanno preso una gran brutta piega.

 

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