Sergio Givone – La religione torna protagonista

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Il Messaggero, 04.04.2004

La religione torna protagonista

di SERGIO GIVONE

INIZIA domani la Settimana Santa. Che è tale perché ci parla del dolore e della morte dell’uomo nel modo più profondo. E cioè ritrovando il senso di questo dolore e di questa morte in Dio stesso. Al punto che il baratro più angoscioso apre alla speranza, se è vero che il Dio che muore è il Dio che risorge.

Perciò la coscienza comune, non senza ragione, tende a collocare gli eventi liturgici che scandiscono i giorni a venire in un orizzonte di pace e di gioia, un orizzonte di riconciliazione fra gli uomini. Tutto sembra espressione di questo sentimento. Perfino la natura vi partecipa.

Altri eventi, che non sono quelli liturgici, ma che direttamente o indirettamente hanno a che fare con essi, stanno per irrompere sulla scena, e poiché sono eventi duri, veri e propri pugni nello stomaco, c’è da credere che l’effetto (forse programmato ad arte) sarà anche più urtante. Mi riferisco alla pubblicazione del nuovo libro di Oriana Fallaci, La Forza della Ragione, da lunedì in libreria, e al film di Mel Gibson, La Passione di Cristo , nelle sale cinematografiche a partire da mercoledì.

Che cos’hanno in comune libro e film? Poco o nulla, da un certo punto di vista. Molto, da un altro. Infatti entrambe queste opere vedono nella religione una chiave essenziale per comprendere il mondo in cui viviamo. Non che la religione (per la Fallaci l’islam e per Gibson il cristianesimo) sia presa in considerazione come blanda eredità culturale, come generico orizzonte di provenienza. Al contrario, essa è realtà viva dalle enormi potenzialità, tanto negative quanto positive.

Non a caso sia la Fallaci sia Gibson portano il loro discorso su una soglia estrema. Dove l’integralismo finisce col sedurre anche coloro che lo vorrebbero smascherare.

Per la Fallaci l’islam è una religione votata all’aggressione e alla guerra, votata al dominio, non solo in senso politico ma anche in senso spirituale. Insomma, non è che barbarie. Da cui l’occidente può soltanto difendersi. Pena la sua disgregazione. Non riconoscerlo, significa rendersi complici di tradimento, perché a essere tradita è la stessa civiltà cristiana. Così ragiona la Fallaci: “Una religione che mettendo Allah al posto della Legge, al posto dello Stato, governa in ogni senso la vita dei suoi fedeli, quindi altera o molesta la vita degli altri.

Secondo Gibson, forse affrettatamente accusato di antisemitismo, il cristianesimo è tutto nella passione di Cristo. A fare da sfondo al suo film c’è l’idea che l’uomo è peccatore e Dio, agnello sacrificale, viene messo a morte a causa dei peccati (i peccati di tutti gli uomini e non solo degli ebrei). Solo la sofferenza salva, poiché solo la sofferenza permette di espiare la colpa che è di tutti e che Dio ha preso su di sé facendosi “maledizione”, come dice san Paolo. Per questo motivo il regista rappresenta la passione nel modo più brutale, come un’esecuzione, al limite del sadismo. Più spaventosa la sofferenza, più vicina la salvezza.

E’ credibile l’interpretazione che la Fallaci propone dell’islam? C’è da dubitarne. Non fosse che per l’abissale differenza che c’è fra la caricatura che ne fa la Fallaci e la realtà di una religione che nei secoli ha fatto fiorire meravigliose civiltà, ha prodotto una filosofia e una letteratura ammirevoli, ha reso possibili nuove e rispettabilissime forme di vita. Quanto alla teologia di Gibson (teologia che ha una sua antica dignità), essa appare quantomeno univoca, se non manchevole, e per molti aspetti superata.

Ma qui non si tratta di dare una valutazione del libro della Fallaci o del film di Gibson, cosa che potrà essere fatta dopo più meditata lettura o dopo più attenta visione. Semmai si tratta di accettare un fatto troppo spesso aggirato o rimosso. Ossia l’attualità della religione. Infatti è nelle pieghe della memoria religiosa che si annidano quei problemi che sono ancora i nostri. Ed è lì che dobbiamo andare a cercarne, se non la soluzione, almeno un principio di spiegazione. Così come hanno fatto Gibson e la Fallaci. Saranno pure sbagliate le loro opere. Non si può però negare che sollevino domande che ci riguardano.

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