Sergio Givone – Il riscatto dell’eros

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Intervista al filosofo Sergio Givone: «Il riscatto dell’eros»

di Pierangela Rossi

01 Febbraio 2006

Il Papa ha scritto questa enciclica riaffermando che Dio è amore (Gv) ed esprime una teologia dell’Incarnazione che presenta il cristianesimo come religione dell’amore. Per Sergio Givone, filosofo, è questo il senso primo del messaggio del Papa.

Professor Givone, quali sono gli elementi di novità che lei ha colto dell’enciclica?

«Il Papa ha invitato a cogliere il nesso, il legame profondo che c’è tra eros e agape. L’enciclica è intitolata a un passo della lettera di Giovanni dove si dice che Dio è amore, ma questo amore è caritas. Ora, cos’è carità? Carità, dice il Papa, è amore nel senso più pieno più totale ed è amore in quanto eros e agape. Noi veniamo da una tradizione, penso soprattutto al libro di Nygren di 50 anni fa e a tutta una serie di studi che affermavano la netta separazione di eros e agape. Su che base affermavano questa separazione? Nel mondo greco amore è concepito come eros, cioè come pulsione erotica, umana, che viene dal basso, che viene dal profondo e ci porta verso una dimensione superiore, della bellezza, come sta scritto nel Simposiodi Platone, ma resta cosa fondamentalmente umana e resta cosa pulsionale, passionale. Mentre agape sarebbe l’amore, l’amore cristiano, nel senso della donazione di sé, che non avrebbe nulla di erotico. Questa separazione di eros e agape, che ha pesato sul modo cristiano di concepire l’amore, tanto che l’amore era spogliato di quei caratteri più passionali, quei caratteri erotici ed era una forma di mistica sublime, agape, carità. Questa separazione viene superata. Viene tolta. L’amore è amore umano e divino allo stesso titolo, ed è quell’amore che è originariamente in Dio ed è in Dio tutt’uno, eros e agape, cioè passione per la vita e dedizione gratuita ad essa. Carità è eros e agape.»

Pensa che il Papa sia stato influenzato dal pensiero di Simone Weil?

«Penso di sì. Perché Simone Weil è stata l’autrice che in anni relativamente recenti, nel Novecento, ha sostenuto la tesi della profonda unità, entro certi temi, di mondo greco e mondo cristiano. Certo la Weilsapeva che un conto è il mondo greco e un conto il mondo cristiano, però lei era andata alla ricerca di una radice comune, e questa è l’idea dell’amore che non può essere dissociata, in due aspetti diversi e opposti, antitetici, perché non sono antitetici.»

Ma che tipo di teologia è alla base di questa idea del Papa dell’amore divino e umano insieme?

«Una teologia dell’Incarnazione. Questo è il fondamento del pensiero del Papa. Cosa vuol dire teologia dell’Incarnazione? Vuol dire che Dio, il Dio cristiano, e qui davvero c’è un grado enorme di differenza con il mondo greco, il Dio cristiano è il Dio che si fa uomo, che assume il destino umano su di sé, che come dice la Lettera ai Corinzi di San Paolo non si fa nessuno scrupolo di tenere gelosamente la propria divinità ma se ne spoglia, e spogliandosene si assume l’umanità condividendo il destino dell’uomo fino alla morte, dice San Paolo fino all’umiliazione e alla morte. Ecco, se il Dio cristiano, a differenza delle divinità greche, si fa uomo e assume su di sé il destino umano senza riserbo, umiliandosi fino alla morte in croce, come dice San Paolo, allora nell’amore di Dio dobbiamo vedere – questo è un altro punto importante, sottolineato dal Papa – qualche cosa che invece non hanno visto. Cioè dobbiamo vedere questo abbassamento di Dio verso l’uomo. Cioè per i greci, se noi pensiamo al Simposio di Platone, questo grande dialogo dedicato all’amore, l’amore è un movimento dal basso verso l’alto, dalle passioni alla contemplazione della bellezza».

Però questo c’è anche nell’enciclica perché il Papa dice che l’eros dev’essere purificato.

«Certo. L’eros non deve rimanere in basso ma con un colpo d’ala portarci nella dimensione superiore dell’essere, dell’assoluto. Però c’è da tener conto di un altro movimento contrario e complementare, dall’alto verso il basso. Chi compie questo movimento? Lo compie Dio. Dio che si fa uomo fino a morire della morte più umiliante in croce. Ecco allora eros e agape, questa unità dell’amore che è Dio, Dio incarnato, comportano un movimento di sublimazione, trasfigurazione, dal basso verso l’alto, dalle pulsioni alla contemplazione e viceversa un movimento dall’alto verso il basso, di donazione. Dio si fa uomo. Questa è l’unità di eros e agape, di un doppio movimento che ogni uomo deve rivivere nella sua esperienza, ci dev’essere questo momento di trasfigurazione dell’amore erotico e ci dev’essere questo momento di donazione di sé all’altro.»

Ci sono tanti tipi di amore citati nell’enciclica tra cui la «philìa», l’amicizia, ma nessuno è grande e complementare come quello tra l’uomo e la donna, quello di eros e agape, che si sogna eterno e sfocia nel matrimonio che è un per sempre, dice il Papa. È d’accordo su questo?

«L’amore indipendentemente dal fatto che lo si voglia sacralizzare, come per il credente, per cui il vincolo del matrimonio è un sacramento, o non lo si voglia concepire come un sacramento…pensiamo all’amore tra due innamorati: è eterno, poi a volte finisce, ahimè…»

Ogni amore si sogna eterno.

«C’è da chiedersi se mai finisca l’amore o non si trasformi in qualche cos’altro, il fatto che si trasformi in sentimento di segno diverso, continua a vivere. Quello che voglio dire è che non è soltanto l’esperienza religiosa, che ci fa toccar con mano questo mistero dell’eternità dell’amore. Sono gli innamorati, che quando si amano si giurano amore eterno. Perché non ha senso un amore a tempo. Perché quando il Papa sottolinea con forza l’eternità dell’amore bisogna stare molto attenti, perché il Papa non dice c’è l’amore sacro e c’è l’amore profano. L’amore sacralizzato dal sacramento del matrimonio e c’è l’amore invece…No, l’amore in quanto amore  è eterno. Che poi l’esperienza della vita sia tragica e ci metta di fronte al nostro fallimento, alla nostra incapacità di viverlo come eterno, è un altro discorso. Però, di nuovo, se è vero che l’amore ha una radice in Dio stesso, come si fa a negare che abbia una radice di eternità? E questo viene confermato da coloro che si amano».

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