Sergio Givone – Filosofia: tutto il mondo la cerca, l’Italia no

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Il Messaggero, 18.11.2004

Filosofia: tutto il mondo la cerca, l’Italia no

di SERGIO GIVONE

 

LA notizia è che oggi 18 novembre si celebra a Parigi, sotto l’egida dell’Unesco, la terza “Giornata della filosofia”. Saranno ricordati filosofi contemporanei che hanno lasciato un segno, come J. Derrida e M. Foucault, insieme con giganti del pensiero quali san Tommaso, J. Locke, I. Kant. Si discuterà di temi balzati recentemente alla ribalta: filosofia e globalizzazione, filosofia e dialogo interculturale, filosofia e diritti umani. A far da sfondo, numerose mostre documentarie. Le Nazioni Unite si sono associate. Anzi, è delle Nazioni Unite la proposta di mettere in calendario una “Giornata mondiale della filosofia. Ma la notizia è anche un’altra. Ed è che fra i settanta Paesi rappresentati a Parigi non c’è l’Italia. Scorriamo increduli l’elenco. Fra la A di Argentina e la Z dello Zimbabwe incontriamo la Francia, naturalmente, e gli Stati Uniti, la Spagna e la Germania, incontriamo la Cina l’India e perfino l’Uganda, ma non l’Italia. Vero è che a Roma la Società filosofica italiana ha organizzato contemporaneamente una tavola rotonda dal titolo: “Dove vai, filosofia?”. Ma nell’elenco ufficiale l’Italia manca: e non sembra trattarsi di una semplice svista. In attesa di riscontri, cerchiamo di capire da dove venga una scommessa sulla filosofia di così vasta portata. Com’è che l’intero mondo (o quasi) guarda alla filosofia quantomeno con interesse? Che cosa ci si ripromette dalla filosofia? A che cosa si pensa che la filosofia possa servire? Ebbene, diciamolo pure nel modo più brutale, e diciamolo tranquillamente: la filosofia non serve a nulla. Non serve alla scienza. Gli scienziati non hanno bisogno che i filosofi spieghino loro quel che devono fare. Lo sanno per conto loro. Ma non serve neppure all’arte. Gli artisti fanno quel che devono, indipendentemente dai filosofi. E se lo fanno bene, come spesso accade, il merito non è dei filosofi, ma loro. Quanto alle grandi domande (da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?), non è più la filosofia, ma è la scienza, è l’arte, a rispondere, ciascuna a suo modo. La scienza dicendoci per esempio che siamo figli del caso e della selezione naturale e che il mondo è destinato a finire. L’arte facendoci balenare il senso delle cose per enigmi, per epifanie misteriose, nella convinzione che l’ultima parola sul mondo non è ancora stata detta ma è sempre da dire.E allora? Allora l’utilità della filosofia sta proprio nel fatto di non averne nessuna. La filosofia non è a servizio, perché lo sguardo filosofico è libero, è affrancato da tutto, è rivolto a ciò che ci tocca nel profondo, ma anche su ciò che rappresenta l’estremo orizzonte dell’esistenza. Non è poco, questo. Forse è l’essenziale. Senza la filosofia, saremmo tutti più poveri. E più prigionieri. Incapaci di guardare alle cose del mondo, e a noi stessi, da un punto di vista non consueto, ma “altro”, diverso, problematico. E quindi incapaci di metterci veramente in questione. Non è poi così difficile dubitare e sospettare di chi ci sta di fronte, delle sue idee, del suo modo di vedere. Ma a dubitare e sospettare di noi, chi ce lo insegna, se non la filosofia? Paradosso della filosofia. Quanto più siamo disposti a guardare alla realtà dal suo lato in ombra, lato nascosto, lato notturno, tanto più la realtà ci appare luminosa e piena di promesse. Quanto più il nostro atteggiamento nei confronti degli altri è umile e non presuntuoso, tanto più gli altri ci appaiono interlocutori degni di fede. E viceversa. E’ così che la filosofia diventa una perfetta scuola di tolleranza e di comprensione reciproca. Che abbiano visto questo, o almeno sperato questo, i governi dei settanta Paesi che hanno accolto l’invito dell’Unesco a celebrare la giornata della filosofia? C’è da crederlo. Ma se è così, a noi resta l’amaro in bocca. Per l’ingiustificata assenza dell’Italia.

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