Sergio Givone – Etica e difesa della vita il dialogo è possibile

pantareiS. Givone | TestiLeave a Comment

Il Messaggero, 20.04.2005

Etica e difesa della vita il dialogo è possibile 

di SERGIO GIVONE

 

 SE il pontificato di Giovanni Paolo II, ora che si è concluso, appare interamente posto sotto il segno di una strenua difesa dei valori cristiani di fronte a (se non contro) un mondo ampiamente secolarizzato, sarà compito di Benedetto XVI impedire l’arroccamento su posizioni puramente conservatrici e far sì che laici e credenti trovino un punto d’incontro sulle grandi questioni dell’etica. Che il mondo moderno stia scivolando lungo una deriva post-cristiana se non addirittura anti-cristiana, è cosa di cui Papa Wojtyla era perfettamente consapevole, così come lo è il nuovo Papa, Joseph Ratzinger, che in tutti questi anni lo ha coadiuvato nella elaborazione dei testi più importanti del magistero cattolico. Lo attestano le ultime encicliche di Giovanni Paolo II: in particolare la Evangelium vitae, la Veritatis splendor e la Fides et ratio. In tutte, e non certo solo in senso retorico, è ribadita la volontà di dialogo con il mondo; ma poi vengono presi in esame uno per uno i molti errori e i molti mali che allontanano sempre più il mondo dalla fede cristiana, tanto che l’opposizione si configura come irrimediabile.  Nichilismo, relativismo e immanentismo sono i tratti che caratterizzano la modernità. Tratti inquietanti. Non solo e non tanto per ciò che annunciano, ma soprattutto per ciò che nascondono. Il nichilismo si presenta come una forma di emancipazione da qualsiasi pretesa d’assoluto, e intanto riduce i rapporti fra gli uomini a puro gioco di forze, dando libero corso alla logica del dominio e legittimando la volontà di potenza. Quanto al relativismo e all’immanenteismo: posto l’uomo al centro di tutte le cose, tolto di mezzo Dio, come impedire che l’arbitrio prenda il posto della legge morale? Da questo punto di vista, l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione assistita, appaiono come i risultati di un disorientamento profondo che solo il ritorno alla fede cristiana sembrerebbe in grado di superare.  Ciò non toglie che da parte laica vengano sollevate obiezioni tutt’altro che irrilevanti. E quel che più colpisce è che tali obiezioni hanno una matrice cristiana, come se fosse il Cristianesimo a renderle possibili. Consideriamo ad esempio quelle pratiche (la più recente appunto la fecondazione assistita, ma prima ancora l’eutanasia e l’aborto) su cui più severa è stata la condanna del magistero ecclesiastico. Qui entriamo nel regno senza confini del dolore umano. E dove l’uomo soffre, non è forse a lui che va rimessa in ultima istanza la decisione? Non è alla sua coscienza, piuttosto che a una legge ignara del fatto che ogni esistenza è singola ed è un caso a sé, che ci si deve appellare?  Lo stesso vale per le questioni della bioetica. I vertiginosi progressi della genetica e delle tecniche ad essa applicate ci mettono di fronte a problemi che solo poco tempo fa erano impensabili. Come risolverli, come trovare un criterio per decidere quel che si può fare e quel che non si deve fare? Versiamo tutti nel buio. Ma una luce c’è: e viene dal luogo in cui qualcuno si china su qualcun altro che soffre, si fa carico del suo dolore, suggerisce i mezzi per renderlo più lieve. Luce cristiana, dopo tutto. E se spirito laico e cristianesimo hanno la stessa radice e appartengono a un orizzonte comune, perché disperare in un dialogo possibile? Proprio i contenuti della Evangelium vitae, il più importante documento pontificio sull’etica, appaiono proiettati sul futuro. Semmai ci si potrebbe chiedere in quale chiave il nuovo Pontefice Jospeh Ratzinger li interpreterà: restrittiva o innovativa?  Essenziale per l’autore dell’enciclica (Giovanni Paolo II? oppure, come alcuni hanno suggerito, Dionigi Tettamanzi?) è il riconoscimento del “valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine” e del “diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario”. Riconoscimento, questo, cui può pervenire chiunque si metta in ricerca con sincerità di cuore, sia pur confidando nella sola ragione. Ma anche riconoscimento obiettivo e certo, poiché alla base di esso c’è la legge naturale. Ecco, il punto-chiave è questo. A seconda di dove il papa Ratzinger lascerà cadere l’accento, capiremo in che misura egli intenda aprire al dialogo con il mondo moderno e quanto invece voglia ribadire una dottrina consolidata e immodificabile. Se a essere sottolineata sarà la sincerità di cuore di colui che cerca, allora tutti gli uomini di buona volontà (anche coloro che credono che l’aborto e l’eutanasia non siano necessariamente mali assoluti, ma semmai il minor male) potranno incontrarsi al di là degli steccati che attualmente li separano. Al contrario, se a prevalere sarà il concetto di legge naturale (che sul piano filosofico appare sempre più difficilmente sostenibile e che da tempo la scienza ha messo in discussione, finendo col farne a meno), difficilmente eviteremo il rischio dell’incomunicabilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.