Sergio Givone – Eco, le tante strade del bello e del brutto

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Il Messaggero, 11.11.2004

Eco, le tante strade del bello e del brutto

di SERGIO GIVONE

 Questa non è una storia dell’arte, ma come dice il titolo una storia della bellezza (Bompiani, 440 pagine, 30 euro). A sottolinearlo è lo stesso autore nell’introduzione al volume, a scanso di equivoci. Noi infatti siamo portati ad associare la bellezza all’arte. Ma le cose stanno diversamente. I Greci per esempio ritenevano che la bellezza avesse a che fare con lo splendore della verità, ossia con ciò che è veramente degno di essere amato e non con dei meri simulacri. E c’era anche chi, come Platone, considerava la bellezza artistica pura illusione, e dunque mistificazione, non essendoci bellezza vera se non nel mondo delle idee e delle realtà eterne. Quanto a noi, ci ricorda Eco, non solo non vediamo più alcun legame sostanziale fra arte e bellezza, ma spesso opponiamo l’una all’altra, come se appartenessero a dimensioni separate e addirittura conflittuali.

La bellezza ha abbandonato l’arte ed è sciamata nel mondo, questo nostro mondo. Dove soltanto ciò che è bello sembra aver diritto di esistere. Ciò vale non solo per le cose, ossia per le merci, ma anche per le persone. Risultato: uno spaventoso imbruttimento e involgarimento del mondo. A questa situazione l’arte reagisce in controtendenza. Al punto che essa sembra essersi disfatta dell’idea di bellezza. Sia irridendo e sfigurando ciò che tradizionalmente si presumeva che fosse oggettivamente bello. Sia liberando l’inestetico dal limbo in cui era stato confinato. E sia soprattutto cercando al di là del bello e del brutto il senso del proprio fare (o del proprio agire, visto che l’attività artistica tende a identificarsi sempre meno con l’opera e sempre più con il gesto, la provocazione, l’evento).
Tuttavia non si può dire che il mondo della bellezza e il mondo dell’arte appartengano a universi paralleli. E’ accaduto, fa notare Eco, un fatto strano. Proprio coloro che frequentano le mostre d’avanguardia, e più di altri sembrano educati a vedere nell’arte la forma per eccellenza di smascheramento di una bellezza scaduta a prodotto di consumo, poi però vestono alla moda, sono perfettamente a loro agio nel mondo, insomma appaiono perfettamente riconciliati con l’estetizzazione che permea la realtà tutt’intera. Come spiegare questa contraddizione? La si spieghi come si vuole, conclude Eco, certo è che questa “è la contraddizione tipica del XX secolo”.

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