Sergio Givone – Così l’uomo diventa non-uomo

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Il Messaggero, 17.05.2004

Così l’uomo diventa non-uomo

di SERGIO GIVONE

 

UNA proposta-choc. Tanto più sconcertante e urtante, quanto più motivata scientificamente. Infatti sono stati i medici riuniti nell’American Transplantation Congress a chiedere che gli organi umani possano essere oggetto di regolare compravendita, secondo leggi di mercato a loro volta governate da leggi dello Stato. Che dire? Su questa sponda dell’oceano si registrano sentimenti che oscillano fra l’incredulità e lo sdegno. Ma nessuno può ignorare che è stato compiuto un passo con cui volenti o nolenti dovremo fare i conti. Le ragioni del no (un no che si spera netto e senza riserve) al momento appaiono indiscutibili, almeno nel nostro Paese. La compravendita di organi umani è proibita dalla Costituzione. Ma è esclusa anche dalle leggi vigenti in materia di sanità. Lo è prima ancora dal comune sentire, che nel rispetto del corpo umano vede giustamente in gioco non solo la libertà e la dignità di tutti, ma anche la possibilità che tutti, sia pure soltanto in rapporto al nostro nudo esistere di creature fatte di carne, siano considerati uguali. Dunque, il discorso è chiuso? Non c’è altro da aggiungere, se non che la proposta è irricevibile, va respinta al mittente, non è assolutamente oggetto di negoziazione? Fermiamoci a riflettere, anche se non siamo disposti a venire a patti (anzi, proprio perché non siamo disposti a venire a patti). C’è un’obiezione piuttosto forte alle ragioni del no, e l’obiezione è che il traffico d’organi, benché illegale, però è un fatto. Che è inutile deplorare, visto che, per quanto lo si combatta, appare però inestirpabile. Tanto vale allora legalizzare questo stato di cose. E stendere su di esso la rete protettiva della legge: se non altro, al fine di rendere l’orrore un po’ meno iniquo e un po’ meno crudele. Non potendo l’uomo fare in modo che la giustizia abbia dalla sua la forza, per dirla con Blaise Pascal, che almeno la forza (in questo caso, come quasi sempre, la forza del denaro) abbia una parvenza di giustizia, e cioè sia tenuta minimamente sotto controllo. E’ un argomento ben noto, che il legislatore adotta ogni qualvolta si trova a dover scegliere fra il male minore e il male maggiore, e non potendo cambiare la natura umana, ahimè votata comunque al male, opta per il male minore e in qualche modo cerca di arginare il male maggiore. Non sempre però questo argomento può essere invocato legittimamente. Almeno in un caso esso appare troppo debole. Là dove a essere sacrificata (come male minore) non è soltanto questa o quella cosa, o addirittura la cosa più importante, cioè la vita umana, ma è l’idea stessa di uomo. Ci sono infatti pratiche che disumanizzano l’uomo, lo riducono a cosa, a non-uomo. Più di qualsiasi violenza. Più della morte. La compravendita degli organi umani è una di queste pratiche. Legale o illegale che sia. Ciò appare anche più evidente, se si considera che la legalizzazione di tale compravendita non è che un episodio di un più vasto processo. All’interno del quale la persona umana è identificata non più dalla sua unicità e irripetibilità, ma dalla sua mappatura genetica, e quindi dalle prestazioni che il suo corpo è in grado di offrire. Vogliamo opporci a questa deriva, sempre che sia ancora possibile? Ecco allora una buona ragione per dire no, e dirlo senza riserve, alla proposta in questione.

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