Sergio Givone – Che bella idea l’amicizia nell’arte

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Il Messaggero, 17.06.2004

Che bella idea l’amicizia nell’arte 

di SERGIO GIVONE

 

INDUBBIAMENTE un’idea felice. Se c’è un valore che i giovani sentono profondamente, tanto che su di esso sono pronti a giocarsi una parte importante della loro vita, ebbene, questo valore è l’amicizia. Anche più dell’amore, con i suoi turbamenti (di tipo affettivo, sessuale, ecc.). E senz’altro più di quelle forme d’infatuazione che sembrerebbero esclusive e totali (per un cantante rock, per un divo del cinema, per un calciatore, e così via).Idea felice anche perché l’amicizia su cui lo studente è invitato a riflettere non è un sentimento vissuto nella sua immediatezza, ma un sentimento filtrato da un’intera tradizione culturale. E la cultura è un fatto formativo quando presenta modelli attraverso cui noi interpretiamo la nostra esperienza. Come se leggendo Cicerone o Dante o Manzoni o Uhlman, noi venissimo in chiaro di noi stessi. C’è cultura dove c’è la consapevolezza che si tratta di me, di te: de te fabula narratur , in questione sei tu, anche se si parla di personaggi vissuti secoli fa o inventati. Altrimenti, c’è soltanto vuota erudizione. Bene dunque ha fatto il ministero a proporre un tema dedicato all’amicizia. Che poi l’argomento sia stato formulato in modo sobrio, evitando di suggerire una tesi precostituita, e che l’argomento sia stato illustrato con una scelta di passi non del tutto scontati, va giudicato positivamente. Però, detto questo, bisogna rilevare un’incongruenza tutt’altro che marginale. Il fatto è che le citazioni illustrative danno luogo a fraintendimenti. O meglio: alcune sono perfettamente chiare, altre, se lette fuor di contesto, piuttosto oscure, e altre addirittura equivoche. Prendiamo ad esempio il passo tratto da una novella di Verga. Intanto: quanti studenti conoscono Verga al punto da ricordare Rosso Malpelo ? E fra quelli che non hanno mai letto Verga, temo la maggioranza, quanti hanno compreso che il rapporto fra Malpelo e Ranocchio è tutto giocato sul filo dell’ambiguità e della contraddizione? Chi di loro ha saputo cogliere il suggerimento, e cioè che l’amicizia è anche, se non soprattutto, ambiguità, contraddizione, paradosso del cuore?Oppure consideriamo L’amico ritrovato di Uhlman. Il vero tema del libro (ma non si può certo ricavarlo dalle poche righe riportate) è il tradimento dell’amicizia. Non il tradimento sfacciato, frontale. Bensì il tradimento che passa attraverso l’equivoco, l’abbaglio, la miopia. Chi tradisce chi? E se a tradire fosse chi si sente tradito, ma in realtà è incapace di comprendere il tormento dell’amico, mentre costui è talmente fedele da sacrificare la propria vita a un ideale di giustizia condiviso da entrambi?

Tutto ciò appare importante se si pensa che sono gli aspetti chiaroscurali e drammatici dell’amicizia quelli che più profondamente colpiscono e fanno soffrire i giovani. Costringendoli a interrogarsi su di sé e sugli altri. Insomma a riflettere, come li invita a fare il tema proposto. Peccato che tali aspetti siano rimasti in buona misura nascosti fra le righe. Il timore è che i passi scelti possano aver indotto più di uno studente a cadere in un vecchio vizio della scuola italiana. E cioè a svolgere un’esercitazione retorica sul tema dell’amicizia piuttosto che ad affrontarla come problema. Esercitazione magari alta e nobile, ma pur sempre retorica. Questo timore non è infondato. Gli studenti sono stati chiamati a fare i conti non tanto con l’amicizia acerba e viva, l’amicizia adolescenziale, tutta ombrosità e tenerezza, tutta da scoprire, bensì con l’amicizia adulta, l’amicizia di chi si è lasciato alle spalle molta esperienza e cerca qualcuno con cui ricordare insieme, rievocando il passato, condividendo la memoria, addolcendo il dolore e la solitudine di un tempo. Tale l’amicizia di cui ci parlano sia Cicerone sia Manzoni sia Pavese. Non certo l’amicizia su cui i giovani cercano di costruire il loro futuro. Se poi qualcuno di questi giovani, nonostante la traccia almeno in parte sviante, è riuscito a fare suoi i contenuti che gli sono stati indicati, una ragione in più per dirgli bravo. Anzi, per dichiararlo maturo.

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