Sergio Givone – Afferrate la felicità

pantareiS. Givone | TestiLeave a Comment

Il Messaggero, 29.07.2004

Afferrate la felicità 

di SERGIO GIVONE

 

CURIOSO: non c’è chi non sappia dire che cosa gli manca per essere felice, ma se poi gli si chiede che cosa sia la felicità, è tutto un brancolare nell’incertezza. “Sarei felice se…”, sembra essere la formula della felicità. Sarei felice se Caterina mi dicesse di sì, sarei felice se trovassi lavoro, sarei felice se mio figlio mettesse la testa posto, sarei felice se vincessi un milione di euro alla lotteria, sarei felice se… Ma poi Caterina mi dice di sì, mi viene offerto un buon lavoro, mio figlio ecc. ecc., e della felicità neanche l’ombra. O forse un’ombra sì, ma solo un’ombra, una fugace apparizione, che però subito dilegua e sparisce.
Dovremo perciò riconoscere che la felicità, ahimé, non esiste, non è cosa dell’uomo? Neanche questo è vero. Fossimo assolutamente certi che la condizione umana è infelice, e lo è senza rimedio, non saremmo qui a parlarne. Tolta l’idea della felicità, quell’idea di felicità a cui facciamo riferimento per dire sì alla vita magari anche nell’infelicità più profonda, sarebbe ben difficile continuare a vivere. Senza contare che la felicità è qui, è intorno a noi. Nel brillare di uno sguardo, nell’armonia di un gesto, perfino nella natura, ovunque. La conclusione sembra essere che c’è felicità solo quando si è inconsapevoli di essa.
E allora? Questo non fa che confermare che la felicità esiste. Chiunque una volta o l’altra si sarà detto: ero felice, e non lo sapevo. Quindi la felicità non è una chimera. Al contrario. Scriveva Dostoevskij che se l’uomo non fosse così stupido e così pazzo, basterebbe un niente, e la terra sarebbe un paradiso…
Non importa sapere che cos’è la felicità, quanto riconoscere che c’è, o c’è stata, o potrà esserci. Del resto la felicità è un contenitore vuoto, pronto a essere riempito dei contenuti più diversi. E per giunta le immagini e le concezioni che ne abbiamo cambiano nel tempo. Gli antichi greci la intendevano in un modo. I cristiani in un altro. E noi che siamo figli dell’una e dell’altra tradizione, fatichiamo a trovare una nostra bussola, salvo cercare la felicità in modo ossessivo ed esclusivo, disperatamente.
Eudaimonía è la parola con cui i greci designavano la felicità.
Eudaimonía significa: buon rapporto con i demoni. Come dire che la felicità è una certa disposizione caratteriale, un accogliere le potenze nascoste che governano l’esistenza umana in modo da rendersele amiche. Felicità è capacità di volgere in positivo quel che ci capita.
E’ un sentirsi in accordo con la realtà, al punto che la realtà finisca col corrispondere ai nostri desideri. Insomma, i greci non avrebbero avuto niente da obiettare a chi oggi sostiene che non sono i soldi a far la felicità, ma la felicità a fare i soldi.
Nel mondo cristiano tutto cambia, ma non il concetto di felicità.
Infatti felicità è essenzialmente buon rapporto con Dio. Certo, in quanto rapporto con Dio (piuttosto che con i demoni), essa non è più cosa dell’aldiqua ma cosa dell’aldilà. Però si tratta pur sempre di qualcosa che dipende da noi e non dipende invece né dal caso né dalla fortuna. Non è senza ragione se anche all’interno del cristianesimo qualcuno (per esempio Calvino, come osservava il grande sociologo Max Weber) ha pensato che il successo negli affari fosse un segno della benevolenza divina.
E noi? Che ne è oggi della felicità, in un’epoca in cui non soltanto i demoni ma anche Dio sembra essersi allontanato dal nostro orizzonte? Ben pochi sono coloro che fanno precedere la ricerca della felicità da una severa autoanalisi, da un lavoro su se stessi, da studio e disciplina. Ancora meno coloro che ripongono in Dio la speranza di trovare la felicità, la felicità vera, la felicità a cui ogni uomo aspira dal profondo, un giorno a venire. Il risultato è che la felicità si è fatta spettrale, inafferrabile, fantasmatica. Tutti la inseguono in modo isterico e forsennato. Ma, illusi e storditi, tutti sembrano andare regolarmente incontro all’infelicità più certa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.