Salvatore Natoli – Il tempo e la tradizione

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Aforismi

Salvatore Natoli

Il tempo e la tradizione

 

Tratto dall’Appello per la filosofia. Pratica del sospetto e dell’interrogazione

26/2/1993

 La filosofia non è il luogo ove si custodiscono i valori assoluti , in questo senso è fortemente modificata rispetto alla sua tradizione di origine. Però c’è un aspetto della filosofia ricorrente pure in questi cambiamenti, perché in fondo la filosofia nella sua genesi, nella sua forma originaria, come dice Platone, come ha ripreso Aristotele, nasce dalla meraviglia: per filosofare bisogna meravigliarsi, cioè è la caduta dell’ovvietà, e questa meraviglia ha un carattere, un tratto singolare perché non vuol dire che ci si meravigli di qualcosa che avviene così all’improvviso in modo inatteso. In genere la meraviglia si collega a fatti eclatanti, ci si meraviglia dinanzi a qualcosa di inatteso, ma la meraviglia filosofica ha una caratteristica più fondamentale più radicale, più profonda, che è quella di vedere in modo nuovo il già dato, il presente. E la nostra società, per quanto differenziata, per quanto complessa anch’essa ha il pericolo della ovvietà, solo che nelle società trascorse, nei vecchi mondi, “ovvio” voleva dire che il mondo era sempre uguale, era sempre ricorrente, allora la filosofia voleva trovarne il valore, la radice, il fondamento unico, universale, che poteva essere Dio, che poteva essere la ragione, che poteva essere la libertà. L’ovvio era il ricorrente che doveva essere pensato in termini di valore, oggi l’ovvio è dato dalla serialità: ognuno è collocato in un pezzo di mondo e non sempre guarda l’ attorno, il circostante: l’ovvietà è la ripetizione della funzione, e il punto di vista della filosofia deve generare il sospetto su questo ovvio, e questo sospetto può venire soltanto da una via, dal sentimento della distanza, e paradossalmente in una società che parla sempre di futuro, che parla sempre di avvenire, che parla sempre di progresso il sentimento più profondo della distanza si ha confrontandosi con la tradizione . E’ il passato che fa distanza, sono le sterminate antichità che fanno distanza, dove gli uomini si vedono nascere, sorgere, perire, e (vedono, ndr) quale punto della storia trascorsa è vero. Il futuro è una aspirazione ma è vuoto, quando noi pensiamo al futuro lo riempiamo di passato, allora la filosofia come un confronto con la tradizione e con la mentalità, con la memoria del passato, con il senso del distacco è proprio quella forma attraverso cui si riproblematizza il presente, e questo è più che mai necessaria come istanza critica. Molte volte si prende il presente come il definitivo, si prende il presente come l’ordinaria amministrazione della vita, in cui nelle nostre funzioni tutti ci identifichiamo, ma non c’è il sospetto, non c’è il dubbio, quindi non c’è neanche la meraviglia come curiosità di andare avanti. La filosofia può giocare perfettamente questo compito, certo questo può avvenire anche attraverso le scienze naturali, ci sono tante vie per accedere alla critica, la filosofia non è la via regia, non è la via unica, però ha una peculiarietà se noi guardiamo l’arco del suo tempo, l’arco della sua storia da quando è nata: la filosofia si è formulata come una lotta per la verità. Questo tema è diventato esplicito nella filosofia, si è formulata la battaglia per la verità, la pretesa di verità, pretesa di raggiungerla, o anche pretesa che le proprie posizioni siano vere. La verità è diventata la realtà e il motivo di un conflitto e allora da questo punto di vista la problematica filosofica serve oggi per interrogarci sulla verità di ciò che si dice, quindi diventa una sorta di metacritica del comportamento, allora in questo senso come via del sospetto, come via della domanda, come via della critica la filosofia resta un patrimonio a partire dalla sua tradizione ancora utilizzabile, anzi carico di potenziale per le possibilità future.

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