Salvatore Natoli – Appello per la filosofia. Pratica del sospetto e dell’interrogazione

pantareiS. Natoli | Testi0 Comments

Interviste

Salvatore Natoli

Appello per la filosofia. Pratica del sospetto e dell’interrogazione

26/2/1993

 Respingendo con fermezza l’idea che, nella nostra epoca, la filosofia sia morta e non abbia più nessun ruolo, Salvatore Natoli ritiene che essa, semplicemente, ha subito una profonda trasformazione rispetto alla tradizione, che la vedeva come depositaria di certezze e valori assoluti, conservando, però, il suo carattere originario di sapere che sorge dalla “meraviglia” e mette in atto il sospetto e la problematizzazione dell’ovvio. Con la svolta della modernità, la filosofia ha perso il suo carattere di assolutezza e di incontrovertibilità e si è configurata come il luogo della domanda e della critica rispetto alle pratiche e i vari saperi dell’uomo, uscendo spesso dai luoghi convenzionali e accademici dove era coltivata. A proposito della didattica della filosofia e della sua collocazione in spazi istituzionali, Natoli ritiene che le questioni filosofiche possano sorgere anche all’interno di altre discipline, quali l’arte, la letteratura e la scienza: di qui la necessità di superare il tradizionale approccio manualistico al pensiero filosofico e la necessità di nuove procedure di formazione e di reclutamento di insegnanti che sappiano soddisfare l’innata curiosità filosofica dei giovani. Natoli non crede che la filosofia possa sempre risolvere i conflitti tra culture diverse perché spesso le guerre sono le manifestazioni visibili di visioni del mondo che aspirano ad essere esclusive ed assolute: la tolleranza può sorgere solo da una filosofia che sappia fra interrogazione ed ascolto dell’altro.

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