Salone del Libro – Franceschini: “I libri danneggiati dalle tv”

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Salone del Libro di Torino

La televisione «ignora i libri, deve risarcire con spot gratis». Attacco alla tv: è polemica
di Cristina Taglietti
Corsera 9.5.14 |

TORINO. Televisione cattiva maestra. L’accusa viene, al Salone del libro di Torino, dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Promesso l’impegno per la revisione della legge Levi e l’abbassamento dell’Iva sull’ebook al 10%, Franceschini dice: «Avete fatto tanto danno alla lettura, ora dovete risarcire». E pensa a spot gratuiti, sorta di pubblicità progresso, per incentivare la lettura e a trasmissioni sui libri.
Inaugurazione con polemica, ieri al Lingotto con il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini. Prima ha fatto un richiamo all’orgoglio nazionale, invitando tutti a vedere i modelli positivi che nell’Italia culturale pure esistono, ha promesso l’impegno a occuparsi di due cose che stanno molto a cuore agli editori: la revisione della legge Levi e l’abbassamento dell’Iva sull’ebook al 10% (ora è al 22, mentre sul libro di carta al 4%). Poi ha annunciato di voler proporre un festival di tre giorni nelle scuole. Infine, però, ha attaccato la cattiva maestra. La televisione. «Lancio una sfida – ha scandito – a tutte le tv, pubbliche e private. Avete fatto tanto danno alla lettura, ora dovete risarcire». In che modo? Il ministro pensa a «spot gratuiti», una sorta di pubblicità progresso per incentivare la lettura, oltre a trasmissioni sui libri. «Avete notato che nelle fiction italiane non c’è mai l’inquadratura di una libreria o un personaggio con un volume in mano? In tv i libri non ci sono, se non a orari improbabili».
E non sembra un caso che, tra un incontro e l’altro del Salone, vengano proposte pillole di 20 secondi sui peggiori strafalcioni culturali della tv spazzatura, notizia che spinge il ministro a chiedere alle reti italiane di «mandarli in onda gratuitamente anche se non li ho ancora visti».
Se Giancarlo Leone, direttore di Raiuno, risponde diplomaticamente che «Raiuno fa già molto ma si può sempre fare di più», Andrea Vianello, direttore di Raitre, non si sente chiamato in causa: «Parlare della lettura è la nostra mission . Due volte alla settimana in prima serata c’è Che tempo che fa di Fabio Fazio, il programma che muove di più le classifiche editoriali; c’è Pane quotidiano , in questi giorni in diretta dal Salone del Libro; poi lo storico gioco Per un pugno di libri . E quest’anno abbiamo lanciato Masterpiece : i primi due romanzi vincitori saranno presentati proprio a Torino. Mi dispiace, perché inizio a temere che forse il ministro Franceschini non veda Raitre».
Al ministro hanno quindi risposto le «note» di Rai e Sky. La prima ricorda che «la Rai oltre a essere editore di successo attraverso Rai Eri, da sempre promuove la lettura e l’acquisto dei libri nelle sue trasmissioni e in orari di grande ascolto» e cita, oltre ai programmi di Raitre, le rubriche del Tg1 Billy e del Tg2 Achab , oltre al fatto che «più del 25 per cento delle serate della fiction sono ispirate ai libri». Mentre Sky Italia ha definito quelle del ministro «critiche avventate. Parole che sviliscono il grande impegno di Sky nel dare visibilità alla cultura e alla creatività del nostro Paese, che hanno tra l’altro in Sky Arte HD una vetrina privilegiata». Il comunicato dell’azienda ricorda che sta per partire la seconda stagione di Bookshow , la trasmissione su Sky Arte prodotta da minimum fax media, «un programma itinerante che nasce proprio come invito alla lettura e coinvolge grandi nomi della cultura e dello spettacolo».
Alle dichiarazioni del ministro risponde anche Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di Bompiani che di Franceschini è l’editore, ma è anche partner di Masterpiece. «Il programma voleva essere una occasione di avvicinamento al “libro”. Non a un libro “fatto” e quindi presentato, ma a un libro in costruzione. Naturalmente era una gara, un gioco, ma al fondo c’era l’ingresso del pubblico in un meccanismo molto “privato”, quale è quello della scrittura, appunto. È stata dunque una trasmissione dalle intenzioni audaci, e ha acceso i riflettori sul mondo dei libri, degli editori, che sono una componente essenziale del mondo culturale. Ha ragione Franceschini a dire che la televisione può fare molto per i libri. Ricordo una puntata con un’accesa discussione su Ezra Pound. Non capita spesso su una televisione nazionale. Insomma, il rapporto tra tv e mondo dei libri non è detto debba essere solo nella forma della tv che ospita il libro, ma potrebbe avere forme di evoluzione più ardite».
È sostanzialmente d’accordo con il ministro Corrado Augias, pioniere dei libri sul piccolo schermo con Babele : «La tv ha fatto danni in due modi. Oggettivamente perché è un’alternativa alla lettura: più la si guarda meno si ha tempo per leggere; soggettivamente perché non c’è mai nessuno con un libro in mano: nei momenti di attesa, quando si aspetta che si apra una porta per esempio, il protagonista fuma, guarda dalla finestra, accarezza una ragazza. Nelle fiction non c’è mai una libreria o una biblioteca perché non c’è nella testa di chi le scrive». Peppi Nocera, autore di tv popolare (Amici , L’isola dei famosi , Bake off ) e ora anche di un romanzo intitolato La presentatrice morta (Longanesi) dibattuto oggi al Salone, trova quella del ministro «una considerazione ingenua. Mi fa sorridere l’idea di scene in cui i protagonisti debbano avere in mano un libro. Che cos’è? Un product placement , pubblicità occulta? La tv è fatta di riferimenti. Prima di arrivare alle responsabilità del piccolo schermo bisognerebbe partire dalla scuola, dalla famiglia».
Carlo Freccero, che oggi avrebbe dovuto presentare proprio il libro di Nocera («ma non ci sarò perché ho avuto una polmonite a mia insaputa»), è ancora più critico con le esternazioni del ministro: «Franceschini è stato molto televisivo nel dire che la televisione ha fatto molti danni. È un intervento superficiale, demagogico, che dimostra come ormai i codici della comunicazione politica abbiano preso il sopravvento in ogni campo. Forse dovrebbe dire che i politici, anche quelli di sinistra, hanno fatto nomine sbagliate. Invece è come una campagna elettorale: si va al Salone del libro e si dice “votate il libro”. Il ministro dovrebbe fare, invece, un discorso più complesso. La verità è che è finita l’epoca della cultura borghese: la cultura di massa ha vinto. Detto questo, si legge più adesso che nell’Ottocento. Del libro in tv poi si parla fin troppo, basti pensare a tutte le marchette dei talk , dove il 50 per cento degli ospiti ha scritto un libro ed è lì per presentarlo».
Molto meglio, allora, secondo Freccero, «una serie come Gomorra che è appena cominciata e sicuramente può indurre a leggere il libro di Saviano. O certe serie americane, molto più potenti dal punto di vista narrativo della maggior parte dei libri pubblicati in Italia».

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