Massimo Cacciari: Capri, una violenta bellezza

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Massimo Cacciari: Capri, una violenta bellezza
«Il viaggio? Sempre più facile che si trasformi in noia»
Per «I luoghi della parola» il filosofo legge «Gli irati flutti»,
raccolta di saggi di Auden

intervista a cura di Fabrizio Coscia

«Il mare è il luogo in cui avvengono gli eventi decisivi, i momenti di eterna scelta, la tentazione, la caduta e la redenzione». Così Wystan H. Auden, uno dei grandi poeti del Novecento, in una raccolta di saggi del ’49 dal titolo shakespeariano Gli irati flutti, dedicata alle mitologie romantiche del mare. E proprio i saggi “marini” del poeta inglese sono stati scelti, ieri, da Massimo Cacciari, sullo sfondo del mare di Capri, sulla terrazza dell’Hotel Caesar Augustus, come tema per il secondo appuntamento di «Capri: i luoghi della parola», la rassegna organizzata dall’associazione culturale La Conchiglia.

Il mare come percorso verso l’ignoto: professor Cacciari, la sua scelta di Auden è anche un modo per ribaltare i luoghi comuni vacanzieri del turismo di massa?

«In parte senz’altro. Anche semi sembra molto difficile ridurre a semplici mete turistiche o a luoghi comuni posti come Capri, Napoli o la costiera. Sono realtà talmente sovradeterminate, posti di una così violenta bellezza, che mi sembrava giusto analizzarli negli ambiti indicati da Auden, in tutta la loro complessità. E un omaggio a Capri e al poeta che Brodskij definì “la più grande mente del ventesimo secolo”».

Qual è il suo rapporto con il mare?

«È un rapporto inevitabile, considerato che la metafora del mare è una delle immagini chiave del linguaggio filosofico. Fin dalla doppia navigazione nel Fedone di Platone, dove Socrate parla della sua iniziazione alla filosofia e del suo percorso di ricerca, in termini legati alle tecniche di navigazione. Il mare è presente nella Critica della ragion pura di Kant, con l'”isola dell’intelletto”, terraferma circondata dall’oceano della “parvenza”. Anche Hegel affronta la questione del rapporto tra mare e terra, collegando il mare al lavoro e allo spirito del commercio. Del resto il grande conflitto terra mare attraversa tutto l’immaginario occidentale: la poesia, la filosofia, ma anche la nostra idea di politica, basata sul rapporto tra l’ordine della terra, il nomos terraneo, e il disordine del mare, abitato dai pirati».

Nel mare dei romantici analizzato da Auden il motivo ricorrente è il viaggio. E possibile riproporre anche oggi questo binomio mare viaggio?

«Quando il mondo è figurato in brevi carte, come diceva Leopardi, il viaggio come avventura è sempre più difficile. Essendo il viaggio oggi, ancor più che figurato, “pre figurato”, e basti pensare alle guide e alle mappe che ci portiamo dietro quando partiamo, corre sempre più il rischio, per ritornare a Leopardi, di trasformarsi in “noia”».

Auden è stato anche il poeta de «L’età dell’ansia», dove parla di un mondo, a noi vicinissimo, di «grandi massacri e di molto dolore». I poeti e i filosofi possono aiutarci a guarire dall’ansia del nostro tempo?

«Possono aiutarci a interpretarla e a conoscerla, ma non certo a guarirla. Ciò che caratterizza la nostra epoca è proprio l’assenza di terapia. Quando qualcuno si presenta come terapeuta è senz’altro un impostore. La parola poetica, dai romantici in poi, ci può solo accompagnare. E nel caso di Auden, in tempi di crisi, si tratta di una compagnia di una straordinaria intelligenza, ma senza alcuna pretesa di ammaestramento»..

Consigli di altre letture sul tema del mare?

«Terra e mare di Carl Schmitt, e le Lezioni sulla filosofia della storia di Hegel».

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