Direttore editoriale Feltrinelli: “L’autore non è un brand”.

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L’autore deve restare una persona. L’Italia non può fare a meno della libreria all’angolo della strada
di Alberto Mattioli
la Stampa 9.5.14 |

Sulla crisi del libro è forse solo questione d’intendersi. «La crisi è finita», informa a sorpresa Gianluca Foglia, direttore editoriale della Feltrinelli.
Quindi è festa?
«No. Semplicemente, sappiamo che il mercato non tornerà più ai livelli di prima. Tutto sta nel rendersene conto e nel riorganizzarsi di conseguenza. In ogni caso, per Feltrinelli il 2013 è stato un ottimo anno».
Addirittura ottimo?
«Eh, sì. Con un mercato che ha perso un 6-7% di valore (e il 20 negli ultimi tre anni), noi aumentiamo del 20%».
Miracolo a Milano?
«No, merito di qualche libro molto forte come ZeroZeroZero di Saviano, Gli sdraiati di Serra, Per dieci minuti della Gamberale, Il complesso di Telemaco di Recalcati e Il gioco di Ripper della Allende. Abbiamo anche rifatto tutta l’economica. E in questi momenti aiuta avere un editore vero, cioè una persona fisica con un nome, un cognome e una faccia».
Però Carlo Feltrinelli con i giornalisti non parla. Perché?
«Non so. Bisognerebbe chiederlo a lui».
Un po’ difficile, dato che non concede interviste.
«In effetti…».
(Neanche a farlo apposta, preceduta da un’energica bussata si materializza Inge Feltrinelli con un foglio in mano che depone sulla scrivania dicendo qualcosa in italo-tedesco).
«Vede?».
Vedo. Parliamo di politica. Una casa editrice da sempre di sinistra pura e dura non è spiazzata dall’Italia post-ideologica di Renzi?
«Il mondo Feltrinelli si rifà a una cultura moderna, illuminista e progressista nella quale c’è anche, e non solo, il fatto di essere di sinistra. Noi abbiamo un’anima, che è anche un’anima politica. Ma non siamo schierati. I nostri libri raccontano la realtà, e la realtà non sta né con Renzi né contro».
Non negherà che siete l’editore di quelle che Edmondo Berselli classificava alla voce «professoresse democratiche».
«Certo che no, sarebbe assurdo. Intanto perché se sono professoresse sono donne, e la maggior parte dei libri li comprano appunto le donne. E poi perché se sono democratiche riconoscono alla Feltrinelli di essere coerente con la sua storia. Il che non significa affatto non rinnovarsi».
Appunto. Sull’ebook come vi siete mossi?
«Siamo l’unico editore che ha una linea di produzione solo per il digitale, la Feltrinelli Zoom, anche con testi originali che non “nascono” sulla carta».
Resta il fatto che negli Usa l’ebook rappresenta il 25% del mercato e in Italia il 3.
«In Italia crescerà ancora, ma dubito che possa arrivare a quelle percentuali. Le abitudini di acquisto sono troppo diverse. E poi come l’Italia è il Paese della panetteria sotto casa, così è anche quello della libreria all’angolo della strada».
Giusto: le Feltrinelli come vanno?
«Soffrono la contrazione del mercato, ma restano un’eccellenza culturale del nostro Paese. Se in certe città non ci fossero, lì non ci sarebbe nemmeno una libreria».
Ha letto le interviste che stiamo pubblicando con i suoi colleghi? Mi dica qualcosa su cui non è d’accordo.
«Non sono d’accordo con Laura Donnini di Rcs quando dice che l’autore è un brand. La forza della Feltrinelli sono i suoi autori, e gli autori sono delle persone, protagoniste di un percorso creativo complesso, talvolta difficile, sempre emozionante. L’altro giorno, dopo una presentazione, una ragazza si è avvicinata a Benni e gli ha detto: “Stefano, i personaggi dei tuoi libri sono i miei migliori amici”. Questo non è un brand».

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