Salvatore Natoli

Conosciuto come il filosofo dello stare al mondo, Salvatore Natoli si è laureato presso l’Università Cattolica di Milano, in Storia della Filosofia. Già docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia e di Filosofia della Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, Natoli insegna, attualmente, Filosofia Teoretica all’Università degli Studi Milano Bicocca.
Natoli, che annovera tra i suoi maestri Emanuele Severino, Gustavo Contadini e Italo Mancini, si distingue nel panorama filosofico italiano e internazionale, per la sua indagine incessante sullo stare al mondo, in serrato dibattito e confronto con il Cristianesimo, approdando ad una nozione di etica del tutto singolare e radicata nell’ontologia, prima che nella deontologia. I suoi libri sono diventati dei classici.

Tra le sue opere ricordiamo:

  • Soggetto e fondamento. Studi su Aristotele e Cartesio, Antenore, 1979
  • Ermeneutica e genealogia. Filosofia e metodo in Nietzsche, Heidegger, Foucault, Feltrinelli, 1981
  • L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale, Feltrinelli, 1986
  • Giovanni Gentile filosofo europeo, Bollati e Boringhieri, 1989
  • Vita buona, vita felice. Scritti di etica e politica, Feltrinelli, 1990
  • Teatro filosofico. Gli scenari del sapere tra linguaggio e storia, Feltrinelli, 1991
  • L’incessante meraviglia. Filosofia, verità, Lanfranchi, 1993
  • La felicità. Saggio di teoria degli affetti, Feltrinelli, 1994
  • I nuovi pagani. Neopaganesimo: una nuova etica per forzare le inerzie del tempo, Il Saggiatore, 1995
  • Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli, 1996
  • Soggetto e fondamento. Il sapere dell’origine e la scientificità della filosofia, Mondadori, 1996
  • La politica e il dolore, con Leonardo Verga, Edizioni Lavoro, 1996
  • Dialogo su Leopardi. Natura, poesia e filosofia, con A. Prete, Mondadori, 1996
  • Delle cose ultime e penultime, con B. Forte, Mondadori, 1997
  • La politica e la virtù, Edizioni Lavoro, 1999
  • Dio e il divino. Confronto con il cristianesimo, Morcelliana, 1999
  • Progresso e catastrofe. Dinamiche della modernità, Marinotti, 1999
  • La felicità di questa vita. Esperienza del mondo e stagioni dell’esistenza, Mondadori, 2000
  • Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente, Feltrinelli, 2002
  • Libertà e destino nella tragedia greca, Morcelliana, 2002
  • Il cristianesimo di un non credente, Qiqajon, 2002
  • Fine della storia e mondo come sistema. Tesi sulla post-modernità, con P. Barcellona, Dedalo, 2002
  • Parole della filosofia o dell’arte del meditare, Feltrinelli, 2004
  • La verità in gioco. Scritti su Foucault, Feltrinelli, 2005
  • Guida alla formazione del carattere, Morcelliana, 2006
  • I dilemmi della speranza: un dialogo, con N. Vendola, Paginealtre, 2006
  • La salvezza senza fede, Feltrinelli, 2007
  • La mia filosofia. Forme del mondo e saggezza del vivere, a cura di Francesca Nodari, ETS, 2007
  • L’attimo fuggente e la stabilità del bene, EdUP, 2007
  • Utopia della libertà. DVD, con F.S. Trincia, Liberamente, 2007
  • Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso, Morcelliana, 2008
  • Crollo del mondo. Apocalisse ed escatologia, Morcelliana, 2009
  • Bioetica e persona, con G. Campanini, V. Franciosi, U. Regina, Mattioli, 2009
  • Dialogo sui novissimi, con F. Brancato, Città Aperta, 2009
  • Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio, Mondadori, 2010
  • L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore, Laterza, 2010
  • I Comandamenti. Non ti farai idolo né immagine, con P. Sequeri, Il Mulino, 2011
  • Nietzsche e il teatro della filosofia, Feltrinelli, 2011
  • La fecondità delle virtù, La Compagnia della Stampa, 2011
  • Eros e Philia, AlboVersorio, 2011
  • Figure d’Occidente. Platone, Nietzsche e Heidegger, con M. Donà, C. Sini, E.S. Storace, AlboVersorio, 2011
  • Le parole ultime. Dialogo sui problemi del «fine vita», con I. Cavicchi, P. Coda, Dedalo, 2011
  • L’educazione alla felicità, Aliberti, 2012
  • Sperare oggi, con F. Mosconi, Il Margine, 2012
  • Le verità del corpo, AlboVersorio, 2012
  • Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati, con L. Ciotti, Lindau, 2013
  • Dolore, con M.D. Semeraro, Il Margine, 2013
  • Il cibo dell’anima, AlboVersorio, 2013
  • Perseveranza, Il Mulino, 2014
 
Salvatore Natoli PerseveranzaPerseveranza
(Il Mulino, 2014)

Incostanza e mutamenti repentini di vita privata e pubblica non lasciano molto spazio alla perseveranza. Che pure orienta i nostri destini a vari livelli: quando ci si applica per portare a termine gli studi o un progetto in cui si crede, o, su un piano più alto, quando si lotta per una società più giusta nonostante le smentite della storia ci spingano ad abbandonare l’idea. Ma che cosa motiva questa virtù, a volte fino al sacrificio personale? Forse la risposta va cercata, appunto, in quella scia di sacro che sembra indissociabile dalla parola. Perseveranza, ovvero come saldare la realizzazione di sé e il bene di tutti.

Salvatore Natoli Il cibo dell'animaIl cibo dell’anima
(AlboVersorio, 2013)

“Nel mangiare da soli si nasce, nel mangiare insieme si conversa e il cibo materiale diventa l’occasione per nutrirsi delle parole degli altri”. (Salvatore Natoli)

Salvatore Natoli DoloreDolore, con M.D. Semeraro
(Il Margine, 2013)

Il dolore è prima di tutto un’esperienza: immediata, invasiva, individuale. Che cosa compie l’esperienza del dolore nella vita e nella biografia delle persone? La rende più ricca e tesa, la approfondisce, o semplicemente la spezza, la abbrutisce? Il filosofo – Salvatore Natoli – mette in luce lo scandalo della domanda aperta del dolore, e la faticosa via che gli uomini devono percorrere per trovare un barlume di senso che lo renda vivibile. Il monaco – Michael Davide Semeraro – da parte sua riconosce che la fede non chiude semplicemente la domanda con una risposta facile e definitiva, ma la affronta alla luce del mistero della croce di Cristo, che nel momento stesso in cui denuncia il dolore e la sua assurdità lo iscrive in una dinamica di amore.

Salvatore Natoli BeatiBeati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati, con L. Ciotti
(Lindau, 2013)

La parola “giustizia” ricorre sia nella quarta sia nell’ottava Beatitudine. Alla prima delle due, che si rivolge a “quelli che hanno fame e sete della giustizia”, è dedicato questo libro. Su di essa riflettono e si confrontano Luigi Ciotti, da sempre impegnato nella lotta contro tutte le ingiustizie e per la difesa della legalità, e Salvatore Natoli, un filosofo laico sensibile ai temi religiosi e all’universalità del messaggio cristiano. Nei due saggi che compongono il volume gli autori sottolineano il valore non solo teologico e religioso, ma anche etico, civile e politico della giustizia annunciata e promessa nel Discorso della Montagna. Dimostrano come nella società secolarizzata contemporanea – attraversata da una fenomenologia dell’ingiustizia che assume di volta in volta nomi e forme diverse (disuguaglianze sociali, povertà, schiavitù, violenza e guerra) – la parola evangelica conservi la sua concretezza umana e, anzi, la sua attualità e radicalità rivoluzionaria. Ci ricordano come il Vangelo esprima un’universale aspirazione degli uomini e li motivi a un’azione comune per la costruzione di un mondo più giusto, tenendo viva la speranza anche per i non credenti.

Salvatore Natoli Le verità del corpoLe verità del corpo
(AlboVersorio, 2012)

“Le verità del corpo” costituisce una analisi profonda ma divulgativa in cui Natoli, attraverso vari richiami alla storia della filosofia, da Platone e Cartesio, da Spinoza a Nietzsche, si confronta con il tema della corporeità.

Salvatore Natoli L'educazione alla felicitàL’educazione alla felicità
(Aliberti, 2012)

Salvatore Natoli, professore di Filosofia teoretica, in questo libretto riflette sul tramonto delle certezze tradizionali nella nostra epoca e sulla mancanza di garanzie di un mondo adulto che ha ormai perso i suoi punti di riferimento. Non riuscendo più a trovare stimoli per costruire il proprio futuro, i giovani si fanno travolgere da un presente statico, alla ricerca di una felicità individuale fine a se stessa. In questa nostra epoca, definita dall’autore come “l’età del rischio”, quali modelli culturali si possono offrire ai ragazzi? È ancora possibile tracciare una rotta? Uscire dall’indifferenza e dalla violenza che sono alla base del vivere oggi? “Non sono i legami d’obbligo, i vincoli giuridici che contano, ma è la capacità di trovare legami, di costruire fiducia e di dare affidamento e di sapersi affidare. Non nel possesso, ma nella reciprocità del dono la ricchezza sovrabbonda per tutti”.

Salvatore Natoli Sperare oggiSperare oggi, con F. Mosconi
(Il Margine, 2012)

Il credente spera. Spera perché ha visto e ascoltato, perché ha sperimentato. Spera perché crede che ciò che ha visto in germe fiorirà, e la fioritura dipende in primo luogo da Dio. Spera perché su questa promessa si gioca la vita, rischia tutto. Sperare non è perciò per il credente l’ultima consolazione, la panacea contro ogni dramma della vita ma è invece il primo impegno, il rischio più radicale. Ma anche il non credente spera. Perché sperare è qualcosa che coinvolge la profondità più viscerale dell’uomo, il suo stesso livello biologico. Ogni vita spera. Per il semplice fatto di nutrirsi, di riprodursi, afferma la propria spinta a vivere, ad attraversare l’oggi verso un domani che vuole migliore, che cerca di costruire, e in questo mette in gioco tutta se stessa. Anche qui si gioca la vita.

Salvatore Natoli Figure d'OccidenteFigure d’Occidente. Platone, Nietzsche e Heidegger, con M. Donà, C. Sini, E.S. Storace
(AlboVersorio, 2011)

Le lezioni presentate in questo volume hanno l’obiettivo […] di riuscire a offrire, conservando una sorta di carattere introduttivo e divulgativo, uno sguardo d’insieme su alcuni caratteri della cultura occidentale attraverso la lettura di tre importanti filosofi.

Salvatore Natoli Eros e PhiliaEros e Philia
(AlboVersorio, 2011)

“Poniamoci una domanda: i grandi amori quanto durano? quando si stabilizzano nel tempo? quando l’altro non è più solo il termine del desiderio, ma è qualcosa che io prendo in custodia perché mi sta a cuore. Perché se Eros non diventa philia degenera in vizio. Affinché una relazione si stabilizzi, le anime stesse devono essere stabili, ci deve essere rispecchiamento e specularità tra di esse.” (Salvatore Natoli).

Salvatore Natoli Nietzsche e il teatro della filosofiaNietzsche e il teatro della filosofia
(Feltrinelli, 2011)

“La formula ‘fine del moderno’ – entrata da tempo in uso e oggi forse anche uscitane – suggerisce l’idea, in qualunque modo la si voglia intendere, che del moderno qualcosa è tramontato. Che, poi, si sia definitivamente concluso si può anche discutere, ma non v’è dubbio che Nietzsche si colloca al centro di questo snodo e ne rappresenta il radicale crocevia. Motus in fine velocior, e di questo Nietzsche è conseguenza e insieme manifestazione: non per caso formula la sua filosofia come un annuncio. Per la stessa ragione, costituisce un punto di non ritorno, un inevitabile transito. Ciò dà conto della ragione per cui proprio con Nietzsche venga quasi spontaneo passare al ‘dopo Nietzsche’. E lui che suggerisce d’oltrepassarlo. Questo libro non è perciò, né vuole esserlo, una ricostruzione storico-critica del pensiero di Nietzsche, ma piuttosto insiste e si muove lungo quella traiettoria di pensiero, quella curvatura che Nietzsche ha impresso alla filosofia come luogo proprio per sollevare questioni di verità.”

Salvatore Natoli Non ti farai idolo né immagineI Comandamenti. Non ti farai idolo né immagine, con P. Sequeri
(Il Mulino, 2011)

L’interdetto di questo comandamento nella cultura biblica non vieta la produzione d’immagini, ma il loro uso improprio, la loro elevazione a divinità. Non si possono adorare altri dei e non si può adorare Dio al modo degli altri, ossia rendendolo immagine-feticcio. Non solo: le storiche dispute religiose in ambito cristiano su questo divieto hanno investito anche il tema della differenza fra l’autentico sacramento della presenza divina e il segno magico o superstizioso, come l’amuleto e il feticcio. Oggi il problema dell’idolatria non si è esaurito, ha solo trovato la sua metamorfosi banale nella proliferazione di nuove icone e idoli di massa prodotti dai media. Come distinguere ancora l’incanto dell’immagine sacra e artistica dalla perversione del feticcio?

Salvatore Natoli L'edificazione di séL’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore
(Laterza, 2010)

È possibile abitare il mondo senza fughe in un’improbabile trascendenza, e senza deliri d’onnipotenza? La forza, la temperanza, il coraggio, in breve tutte quelle che un tempo si chiamavano virtù, esistono ancora? Sembra siano state dimenticate. Tuttavia in una società mobile, complessa, frammentata si sente la necessità di darsi un’identità, di trovare corrispondenza negli altri. E se non si riesce a concedere fiducia, si cerca almeno di evitare la delusione. Per questo le virtù riaffiorano o quanto meno comincia a sentirsene il bisogno. Ma cos’è propriamente virtù? È l’unico modo che abbiamo d’inventarci la vita, di darle ‘forma’ e divenire, così, padroni di noi stessi e, a pieno titolo, soggetti. Ma virtù è anche saper prendere distanza da sé: come un guardarsi da fuori per poterci giudicare – per quanto possibile spassionatamente e poter guadagnare così uno sguardo privo di pregiudizi e perciò più trasparente sul mondo. Praticare le virtù vuol dire prendersi a cuore, avere cura di sé. Ma ogni nostra azione è sempre relazione, anzi noi stessi lo siamo. Infatti, non si può essere felici da soli. Per questo le condotte personali entrano inevitabilmente in circolo con le pratiche sociali e sono proprio le virtù che allentano le resistenze e permettono l’instaurarsi di rapporti giusti con gli altri. Come diceva Spinoza: nulla è più utile all’uomo che l’uomo stesso. Per questo l’estetica dell’esistenza si coniuga con la realizzazione del bene.

Salvatore Natoli Il buon uso del mondoIl buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio
(Mondadori, 2010)

Per l’uomo di oggi, che non spera più nella salvezza alla fine dei tempi ma ha davanti a sé un tempo senza fine, navigare in mare aperto sembra ormai diventato l’unico modo di vivere. Ma quale rotta seguire, dopo il tramonto di ogni certezza e il declino della tradizione giudaico-cristiana in Occidente, due segni distintivi della nostra epoca? Al termine di un lungo e originale itinerario di riflessione sulla modernità, Salvatore Natoli analizza le varie forme del fare (il lavoro, innanzitutto, ma anche il consumo, il progresso, il rischio) e il loro rapporto con quello che dovrebbe essere il vero obiettivo di ogni essere umano: un buon uso del mondo. Partendo dalla distinzione aristotelica tra “agire” (dare un senso alle proprie azioni) e “fare” (eseguire un compito), l’autore si chiede quanto, nella nostra frenetica attività quotidiana, siamo “agenti”, soggetti capaci di realizzarsi in ciò che fanno, e quanto invece siamo “agiti”, elementi impersonali di una serie causale e anonima di cui non si vede né l’inizio né la fine. Per essere titolari della propria vita, e quindi davvero liberi, non basta infatti conformarsi a ciò che l’organizzazione sociale richiede, ma occorre istituire un rapporto autentico con il proprio desiderio, con la propria corporeità e con gli altri. Così, nella società delle abilità, della tecnica e del saper fare, si ripropone in tutta la sua urgenza la questione delle virtù, intese come “abilità a esistere”, in grado di darci stabilità e consistenza.

Salvatore Natoli Bioetica e personaBioetica e persona, con G. Campanini, V. Franciosi, U. Regina
(Mattioli, 2009)

Il terzo incontro promosso dal Centro di Bioetica “Luigi Migone” ha concluso il discorso sui “fondamenti” della bioetica. È stato messo a fuoco il problema del rapporto fra persona e vita alla luce delle più recenti posizioni della filosofia e della bioetica. La relazione di base di Salvatore Natoli, presenta un’ampia riflessione sugli interrogativi posti oggi dall’interpretazione del termine “persona”. Due successivi contributi sono stati presentati dagli studiosi locali Umberto Regina e Vittorio Franciosi. Ai tre interventi dell’incontro fa seguito un importante “annesso” di Giorgio Campanini su un tema di grande attualità, quello dei “rapporti fra salute, affetti e famiglia”.

Salvatore Natoli Crollo del mondoCrollo del mondo. Apocalisse ed escatologia
(Morcelliana, 2009)

La storia dell’Occidente, per la sua matrice ebraico-cristiana, può esser vista come una variazione dei significati assunti da due categorie, apocalisse ed escatologia. Partendo dalla loro rigorosa definizione escatologia come attesa della fine del mondo e apocalisse come rivelazione del Regno – l’autore si sofferma su due autori emblematici delle origini del cristianesimo, Paolo, e della fine della cristianità, Sergio Quinzio. Se nelle Lettere di Paolo possiamo sorprendere i vari significati assunti nel cristianesimo antico dal termine escatologia – attesa di un ritorno imminente del Signore, spiritualizzazione di quest’attesa, fino all'”escatologia aoristica” della Lettera ai Colossesi, dove si parla di una salvezza compiuta -, in Quinzio abbiamo il consumarsi, nella sua paradossalità, della tensione apocalittica: il ritardo del ritorno del Signore diviene in lui appello alla promessa di redenzione, non rassegnandosi alla sua smentita storica. Attraverso Paolo e Quinzio, si può leggere in filigrana la storia di un’eredità religiosa che, nata per giudicare il mondo, ne è divenuta parte tra fedeltà, inevitabili tradimenti, e nostalgia delle origini. Un’eredità che ha nella carità (nell’agápe) un modello quanto mai prezioso per vivere con e per gli altri in un mondo dove le catastrofi non annunciano una rivelazione prossima, ma il persistere di una sofferenza ingiustificata.

Salvatore Natoli Edipo e GiobbeEdipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso
(Morcelliana, 2008)

Due esperienze della relazione tra l’uomo e il divino. Questi sono Edipo e Giobbe, assunti qui come modelli dell’esistenza. Da un lato il mito greco, nel quale si racconta l’enigma del rapporto tra l’uomo e il suo destino. Il male è causato involontariamente, questa è la colpa di Edipo: è una contraddizione, che contrassegna per i Greci il finito. Dall’altro lato, la disputa tra il giusto, Giobbe, e il suo Dio: “Perché proprio a me, innocente, capitano queste disgrazie?”. Una domanda che diventa tensione della fede e ne mostra la natura paradossale: Giobbe “ama Dio, senza nulla in cambio”.Una colpa involontaria, una sofferenza incolpevole: due modelli distanti non solo culturalmente, ma ancora prima logicamente. È la differenza tra tragedia e mistero, tra un mondo in cui il destino decide e una storia in cui un Dio salva. La cultura dell’Occidente può essere vista come un instabile convivere di questi due modelli di elaborazione del dolore. Sono orizzonti di senso che, nonostante il venire meno delle memorie di cui è intessuta una tradizione culturale, persistono anche nell’oggi quando l’uomo si trova di fronte alle situazioni limite.

Salvatore Natoli L'attimo fuggenteL’attimo fuggente e la stabilità del bene
(EdUP, 2007)

Salvatore Natoli è da sempre attento agli interrogativi più urgenti del presente. La felicità, per dirla con le sue stesse parole, è un “tema d’esistenza, anzi, per usare una formula cara agli antichi, è il fine stesso della vita”. “L’attimo fuggente e la stabilità del bene” è una riflessione sulla dinamica di fondo che caratterizza la felicità e i suoi molti modi di manifestarsi: la beatitudine, la serenità, la gioia. La felicità, dunque, non sta solo nell’attimo, nell’acme cui perveniamo, ma nell’appartenere a essa. La felicità è piacere d’esistere, fecondità. È espressione della vita che vuole se stessa e che trova compimento nella sua stessa realizzazione: nelle vite riuscite. Per questo la felicità, come dice Nietzsche, non risiede tanto nella sazietà, ma nella gloria della vittoria, per questo ha la forza di rinvenire perfino sopra e oltre il dolore. In questo senso essa è frutto di virtù. Non è perciò solo un mero transitare, un sentimento labile, ma è un bene stabile. Coincide, infatti, con la capacità di trasformare gli ostacoli in sfide, di generare a ogni momento il bene e di fruirne. La felicità è il sì incondizionato alla vita. Il volume contiene la “Lettera a Meneceo sulla felicità” di Epicuro.

Salvatore Natoli Utopia della libertàUtopia della libertà. DVD, con F.S. Trincia
(Liberamente, 2007)

A parlare di libertà di coscienza e informazione trasparente in Italia i docenti universitari Salvatore Natoli (filosofia teoretica) e Francesco Saverio Trincia (etica sociale) hanno incontrato il pubblico per affrontare la spinosa questione delle libertà individuali e collettive, oggi che la dimensione del privato rischia di perdere la sua funzione di luogo di formazione.

Salvatore Natoli La mia filosofiaLa mia filosofia. Forme del mondo e saggezza del vivere
(ETS, 2007)

Come si è venuta costruendo una filosofia? Quali sono state le tappe della sua gestazione? Sono queste le domande che trovano risposta in questo libro-intervista di Salvatore Natoli. Dagli anni giovanili in Sicilia alla frequentazione dell’Università Cattolica, dallo studio dei classici ai primi lineamenti di un’ermeneutica genealogica, dall’elaborazione di una teoria del soggetto a un’immedesimazione sempre più intensa con il dolore e la felicità degli uomini, dalla ripresa del tema delle virtù allo sviluppo di un’etica del finito: nel percorso filosofico di Natoli l’ascolto e l’interpretazione del reale vanno di pari passo, in un incedere che elabora categorie, offre modelli e fornisce un orizzonte per orientarsi nell’enigmaticità del mondo.

Salvatore Natoli La salvezza senza fedeLa salvezza senza fede
(Feltrinelli, 2007)

“Il neopaganesimo può essere variamente definito e interpretato. In questo caso per neopaganesimo si deve, però, intendere quell’atteggiamento, o quel punto di vista, che coincide con l’etica del finito o che comunque l’assume come propria.” Inizia così la riflessione di Salvatore Natoli che ruota attorno al tema del neopaganesimo e della sua etica, nell’accezione di visione del mondo e senso, ethos, ossia costume e abitudine, più che regola e dovere. Etica del finito significa dunque comprendersi a partire dalla propria finitudine. Il neopaganesimo è quindi costitutivamente non cristiano, anche se non necessariamente anticristiano; il cristianesimo postula infatti una finitudine, ma è quella propria della creatura di Dio, non quella naturale del mortale. Il paganesimo cui Natoli fa riferimento è quello della visione greca del mondo, per cui la misura della finitudine è invece solo la morte; quindi il finito finché esiste è degno di esistere e l’uomo deve valorizzarsi nel tempo, mantenersi fedele al presente, essere all’altezza della propria morte. Per vivere il finito senza pretendere l’infinito, il pagano deve sapere quel che può, in assenza di speranza di salvezza e nella consapevolezza della comune fragilità umana. I nuovi pagani, qui presentato in edizione ampliata e con un nuovo titolo, è stato pubblicato per la prima volta da il Saggiatore nel 1995.

Salvatore Natoli I dilemmi della speranzaI dilemmi della speranza: un dialogo, con N. Vendola
(Paginealtre, 2006)

In fondo al vaso di Pandora, dice il mito, c’è la speranza che, talvolta, illudendo, può deludere. Dai tornanti della riflessione filosofica e da quelli dell’impegno politico, questo dialogo conduce alla conclusione che solo un amore maturo e, dunque parziale e non paranoico, rispettoso della vita e non sprezzante, può fondare, in questo tempo, una speranza che non si rovesci nel suo contrario.

Salvatore Natoli Guida alla formazione del carattereGuida alla formazione del carattere
(Morcelliana, 2006)

Una breve, chiara, ed essenziale introduzione all’esercizio della filosofia, partendo dalle esperienze prime della vita: il corpo, l’io, la storia. Un libro per studenti, docenti e appassionati di filosofia. L’Autore è ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Milano-Bicocca.

Salvatore Natoli La verità in giocoLa verità in gioco. Scritti su Foucault
(Feltrinelli, 2005)

Salvatore Natoli rilegge Foucault, a vent’anni dalla morte, e nell’introduzione spiega i motivi della sua scelta: “Foucault ha pensato in modo originale e non tanto o non solo per gli argomenti di cui trattava – mai astratti, ma radicati sempre nelle istanze del presente – ma soprattutto perché ha cambiato le modalità consuete dell’interrogare, del rispondere: in breve, ha impresso una diversa curvatura ai modi abituali di fare teoria, ha prodotto, per dirla nel suo linguaggio, un vero e proprio effetto di campo. Per questo ritengo più che mai opportuno riprendere, oggi, le fila del suo pensiero, per segnalare l’ampiezza degli effetti e mostrare quanto sia ancora fecondo per noi”.

Salvatore Natoli Parole della filosofiaParole della filosofia o dell’arte del meditare
(Feltrinelli, 2004)

Un esercizio della filosofia attraverso l’esposizione e la meditazione di alcune sue grandi parole. Il ripensarle oggi mostra come la loro vita e la loro fecondità sopravvivano all’esaurimento e alla dissoluzione dei sistemi. Nel riproporre alcune grandi parole della filosofia, il libro intende offrire materiali per pensare e soprattutto l’occasione per rielaborare la ricchezza semantica e simbolica della tradizione. Il testo costruito nella forma di un lessico filosofico – per coppie oppositive o complementari lavora sulle parole: è esercizio teorico e insieme recupero e meditazione di parole antiche di cui vale la pena accertare se è possibile usarle ancora, reimpiantandole nel presente e dando luogo a nuove germinazioni di pensiero.

Salvatore Natoli Fine della storiaFine della storia e mondo come sistema. Tesi sulla post-modernità, con P. Barcellona, R. De Giorgi
(Dedalo, 2002)

Secondo un ricorrente adagio la storia è finita; chi propugna questa tesi vede nell’accelerarsi degli eventi, nel contrarsi delle epoche come spazi unitari di senso e nel prevalere della dimensione della simultaneità sulla sequenzialità, altrettanti argomenti a favore di essa. Alla fine del mondo storico si accompagna inesorabilmente la fine dell’uomo come centro di imputazione di scelte e come donatore di senso, le azioni dei singoli non veicolando più alcuna sintesi o incarnando alcun universale, ma riducendosi a puro medium di un operare sistematico anonimo e reticolare. Anche il fondamento della democrazia muta.

Salvatore Natoli Il cristianesimo di un non credenteIl cristianesimo di un non credente
(Qiqajon, 2002)

Tra l’etica del finito e il cristianesimo non è difficile trovare sintonie. Ma il cristianesimo è tutto qui vi sono cose a cui l’uomo è elevato,che a lui sono donate, che non appartengono alle sue possibilità, ma riguardano gli impossibili Dei?

Salvatore Natoli Libertà e destino nella tragedia grecaLibertà e destino nella tragedia greca
(Morcelliana, 2002)

Con l’accanimento di chi ha a cuore la verità, e con la pietas di chi ha trepidazione per il creaturale, Salvatore Natoli indaga la straordinaria vicenda della fioritura del tragico nell’Atene del V secolo. E ci invita a spingere a fondo lo sguardo fino a rinvenire – nelle esaltanti e terribili vicende di Edipo e di Oreste, di Antigone e Clitemnestra, di Prometeo e Filottete, di Medea e Agamennone – ciò che, in tutti i tempi, sta al fondo della storia dell’uomo: la sua domanda di sapere perché vive, il percepire che le cose dell’esistere “sono problema”. “Qualcosa c’è. E ci trascende” è detto in Euripide. È compito del filosofo e del teologo, ma anche di ogni lettore, ricomporre la struttura dei diversi contesti culturali e religiosi e mettere a confronto i modi in cui è vissuta e patita la lontananza di un “Dio che si nasconde”. Non basta però ricomporre i frammenti del Tragico della Grecia antica come se si trattasse di ricostruire una mappa in disuso. Quella mappa – tracciata con gesti, silenzi, grida – può fare da segnavia anche al nostro cammino che, talvolta, sembra guidato più dal vento dionisiaco della Tracia che da un geometrico disegno divino(dalla Prefazione di Gabriella Caramore)

Salvatore Natoli Stare al mondoStare al mondo. Escursioni nel tempo presente
(Feltrinelli, 2002)

Stare al mondo. In altre parole, definire e possedere una condotta umana. O ancora: rinunciare a sopravvivere per riguadagnare un senso di marcia, una direzione. C’è una sorta di emergenza morale in questo “stare al mondo”. C’è un’opposizione ferma allo spaesamento e a tutto ciò che di analgesico questo comporta. Con lo “stare al mondo” si evocano insieme un’identità geografica (il posto che occupiamo nell’esistenza) e un’identità etica (qual è il nostro orizzonte di valori? Esiste? Come lo possiamo conoscere?). Un nuovo “governo di sé” emerge necessario e possibile, compreso fra il vissuto individuale e il panorama dinamico della collettività.

Salvatore Natoli La felicità di questa vitaLa felicità di questa vita. Esperienza del mondo e stagioni dell’esistenza
(Mondadori, 2000)

Felicità di questa vita. Perché? Perché è qui, in questo mondo, che l’uomo ne fa esperienza, ma ancor più perché è la vita a essere felice. Più che fugace evento occasionale, la felicità è frutto della virtù, ma della virtù intesa nel significato originario di “abilità”, di “perizia” nel fronteggiare e aggirare le difficoltà. Per essere felici, gli uomini devono diventare in qualche modo “virtuosi” dell’esistenza, così come si definisce virtuoso un grande pianista, un acrobata, e in genere tutti coloro che sanno rendere facile il difficile, sanno trasformare le difficoltà in stimolo, la fatica in bellezza, in opera d’arte. In questo libro si parla di felicità percorrendo le tappe della vita e indagandone il senso.

Salvatore Natoli Progresso e catastrofeProgresso e catastrofe. Dinamiche della modernità
(Marinotti, 1999)

Nel secolo che finisce, finisce anche il millennio. Quale il significato di questo passaggio? Questo libro illustra il tema, indica possibili risposte, muovendo dalla fortunata definizione del ’900 come “secolo breve”.
La brevità non riguarda certo gli anni, piuttosto un’improvvisa accelerazione e l’accumulo di troppi eventi in una stessa unità di tempo. Il secolo non poteva che apparire, inevitabilmente, breve. Di qui le considerazioni sul millennio trascorso. Esso è caratterizzato dapprima dal consolidamento e dalla diffusione massima della fede cristiana, mentre a partire dal “moderno” inizia la progressiva uscita da quella fede. La speranza in una salvezza trascendente è progressivamente abbandonata a vantaggio dell’autoaffermazione dell’uomo sulla terra che dà luogo all’impiantarsi di “utopie mondane”. In questo, propriamente, l’idea di “progresso”. Ma oggi, in una “modernità” che ha permesso l’olocausto e la bomba atomica, che ha posto fine alle ideologie, dove persino la scienza – a fronte delle immani conquiste – sembra incontrollabile, si può ancora parlare di progresso? Oppure ci troviamo di fronte ad una catastrofe?
Ma catastrofe non è solo sinonimo di disastro. Al contrario, va ricordato che il termine greco equivale, etimologicamente, a “rovesciamento”. Dunque è certamente “fine”, ma anche acquisizione di una diversa prospettiva sul mondo. Quale? Non più quella “moderna” che presumeva di poter dare una direzione alla storia. Oggi è necessario piuttosto attrezzarsi per dominare il caso, per portarsi all’altezza dell’improbabile. Dobbiamo rinunciare ad ogni pretesa di totalità e saperci, invece, ben condurre in viaggio. Rendere la terra “gradevole dimora” nel nostro transitare.

Salvatore Natoli Dio e il divinoDio e il divino. Confronto con il cristianesimo
(Morcelliana, 1999)

«Cosa ne sarà del cristianesimo nella fine della cristianità?» «Che ne è della fede nel tempo della compiuta secolarizzazione?». Sono le domande da cui parte l’autore per una rivisitazione delle idee fondamentali del cristianesimo: Imago Dei, Incarnazione, Spirito santo, Rivelazione, Salvezza. Una rivisitazione che da un lato mostra come queste idee abbiano, attraverso varie metamorfosi, costituito l’identità dell’Occidente, dall’altro le interroga sul loro possibile significato religioso ed esistenziale oggi, «quando i credenti in generale sono una minoranza». Duplice è quindi l’identità di questo libro: nell’essere un’introduzione alle parole costitutive della fede cristiana, è anche una sorprendente loro attualizzazione nell’orizzonte dell’«etica del finito» in cui l’autore si riconosce. Un’etica in cui, per credenti e non credenti, è possibile rintracciare un senso al loro essere figli o eredi del cristianesimo.

Salvatore Natoli Delle cose ultime e penultimeDelle cose ultime e penultime, con B. Forte
(Mondadori, 1997)

Un grande teologo del nostro tempo e un esponente di spicco del pensiero laico o meglio, secondo una sua definizione, del neopaganesimo si confrontano sui temi fondamentali dell’esistenza. Dal dibattito emergono punti di incontro e distanze non sempre prevedibili, ma il libro testimonia della possibilità di dialogo tra posizioni opposte in un’ottica di apertura e di arricchimento reciproco.

Salvatore Natoli Soggetto e fondamentoSoggetto e fondamento. Il sapere dell’origine e la scientificità della filosofia
(Mondadori, 1996 – nuova ed. Feltrinelli, 2010)

La filosofia e in genere la cultura contemporanea hanno posto come uno tra gli oggetti privilegiati di analisi la questione del soggetto. Il soggetto ha dato luogo così a un decisivo dibattito, che si enuncia nella filosofia idealista, si mantiene in forme diverse nella sua crisi e oltre, sussiste oggi come problema aperto. L’intenzione di Salvatore Natoli, in questo libro, è quella di chiarire il significato e il valore della nozione di soggetto nei suoi tratti costitutivi e dominanti. E la conclusione cui si arriva è che il concetto di soggetto coincide con quello di fondamento: il soggetto fonda in quanto con esso si pone il principio dell’identità e della differenza. In questa ricerca si concentra sull’analisi di due “luoghi” della storiografia filosofica che si possono ritenere classici al fine d’enucleare l’idea di soggetto: Aristotele e Cartesio; tracciando, a partire da questi due modelli, in primo luogo un'”ideografia” del soggetto, seguendone in secondo luogo il movimento e delineando così una “dinastia”. Con la riedizione di “Soggetto e fondamento” torna uno dei testi di filosofia più importanti degli ultimi trent’anni, uno studio da cui si sono sviluppate le riflessioni etiche delle opere successive di Natoli.

Salvatore Natoli Dizionario dei vizi e delle virtùDizionario dei vizi e delle virtù
(Feltrinelli, 1996)

La parola chiave di questo dizionario dei vizi e delle virtù è “saggezza”. Si può non possedere una dottrina, si può non avere il conforto di un’ideologia, ma è possibile comunque dissipare il velo di nebbia che si leva ogni volta che siamo chiamati a giudicare o a giudicarci.

Salvatore Natoli I nuovi paganiI nuovi pagani. Neopaganesimo: una nuova etica per forzare le inerzie del tempo
(Il Saggiatore, 1995 – nuova ed. 2000)

Salvatore Natoli propone al lettore una riflessione intorno alla possibilità, per l’uomo contemporaneo, di abitare in modo diverso il pianeta e un’etica del finito come capacità di comprendersi a partire dalla consapevolezza della propria finitudine. Un modello possibile è, secondo l’autore, il paganesimo dei Greci: un abitare il mondo che accetta il finito come sufficiente a se stesso e degno di esistere.

Salvatore Natoli FelicitàLa felicità. Saggio di teoria degli affetti
(Feltrinelli, 1994 – nuova ed. 2008)

Tra la felicità e il dolore si distende “la media vita”, sia che la si intenda come “vita neutra” che come “ordinario benessere”. In ogni caso non si può dire che vi sia una sola felicità, né una felicità per tutti. Molte sono le modalità per sentirsi felici. E si può mai separare del tutto la felicità dalla sofferenza? Non risiede però solamente negli istanti di piacere che di volta in volta si possono sperimentare, ma sta all’origine. Felice può dirsi però solo una vita presa nella sua interezza. È anche normale constatare come la felicità, una volta perduta, viene dagli uomini ricercata e anche nel dubbio di poterla ritrovare, non necessariamente si arriva alla disperazione. Diviene così un modo di interrogarsi sulle chances affettive possibili.

Salvatore Natoli le parole ultimeLe parole ultime. Dialogo sui problemi del «fine vita», con I. Cavicchi, P. Coda,
(Dedalo, 2011)

Da sempre la morte è l’esito infausto della relativa inguaribilità delle malattie, ma oggi essa, soprattutto in ospedale, è diventata oggetto di diritti, quale parte integrante della cura. Tali diritti riguardano un certo tipo di assistenza, certe relazioni con il malato e i suoi familiari, i problemi di senso, i valori della dignità, del rispetto, della libertà, dell’autonomia della persona che muore. Ma la medicina non è preparata ad affrontare tali questioni e la bioetica in questi anni certo non l’ha aiutata. Per di più oggi i modi di morire e di soffrire del malato terminale sono oggetto di forti scontri tra le diverse bioetiche laiche e cattoliche. Da qui la necessità di creare le condizioni per un dialogo che superi prima di tutto la disumanità ideologica della discussione bioetica per poi guardare con filosofica indulgenza, caso per caso, la persona nella sua realtà.

Salvatore Natoli L'incessante meravigliaL’incessante meraviglia. Filosofia, verità
(Lanfranchi, 1993)

Gli scritti qui raccolti cercano, per diverse vie, si soffermano sulla “verità” senza pretendere di darne un’esposizione sistematica, ma al contrario, ne mostrano le diverse sfaccettature, i molteplici volti.
Quel che qui soprattutto emerge e il modo in cui la verità è messa in gioco nei diversi linguaggi.

Salvatore Natoli L'esperienza del doloreL’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale
(Feltrinelli, 1986 – nuova ed. 2008)

Una riflessione sull’esperienza del dolore in cerca dei luoghi comuni e topoi della tradizione greca e ebraico-cristiana dell’Occidente. Una ricerca sulle tensioni presenti nell’universo del dolore e sulle aporie del futuro. Un’occasione terapeutica di individuazione della giusta distanza per tener testa al proprio patire individuale.

Salvatore Natoli Soggetto e fondamentoSoggetto e fondamento. Studi su Aristotele e Cartesio
(Antenore, 1979 – nuova ed. Feltrinelli 2010)

Uno dei contributi più importanti nel panorama della filosofia italiana dell’’ultimo trentennio. Pubblicato per la prima volta nel 1979 da Antenore, e divenuto introvabile in quella edizione, venne ripubblicato da Mondadori nel 1996 con una Prefazione, riproposta integralmente nella ristampa Feltrinelli 2010, in cui Natoli enuncia con grande chiarezza i motivi, genealogici e progettuali, che lo hanno spinto alla stesura, prima, e alla ristampa, poi, di questo fortunato testo. La ricerca di Natoli si presenta come una genealogia del concetto di soggetto, che ha come obiettivo l’individuazione di una continuità e comunque di una persistenza dello schema del soggetto come principio di una qualche stabilità, pur nel riconoscimento delle modificazioni storico-concettuali che esso subisce. Il riconosciuto pregio di questo importante volume risiede probabilmente soprattutto nella capacità di individuazione del problema del soggetto in quanto problema epistemologico, che per l’autore non può essere disgiunto dalla considerazione storica, e ciò per ragioni teoriche intrinseche all’’analisi stessa da lui condotta, e peraltro chiaramente argomentate. L’’analisi del concetto di soggetto si dipana su un duplice piano, quello ideografico e quello dinastico.