Intervista con il magistrato antimafia Anna Canepa

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Scoprendo il mondo | di Federico Brignacca |


L’assemblea d’Istituto di aprile del Liceo Classico C. Colombo non è stata come le altre: «abbiamo avuto la fortuna di poter ospitare il magistrato antimafia Anna Canepa», racconta un rappresentante d’istituto.

Grande entusiasmo della Dott.ssa Canepa, «se riesco a convincere anche solo uno di voi che il mio lavoro è bello, sarà molto contenta». Non manca un breve riferimento alla situazione attuale della magistratura: «Se i processi sono lunghi, la giustizia è negata» compreso subito dagli studenti e accolto da un grande applauso. Abbiamo avuto occasione di porle alcune domande…

Cosa vuol dire fare il magistrato oggi?
«Avere la consapevolezza di una funzione essenziale per l’uguaglianza dei cittadini, avere una grande responsabilità e rendersi conto della difficoltà di rendere giustizia oggi, sia per mancanza risorse sia per una grandissima richiesta di giustizia forse per una assenza della politica e capire che siamo piuttosto inefficaci».

Rispetto a quando ha cominciato sono cambiate le cose o c’è ancora tanto da lavorare?
«Da quando ho cominciato forse è tutto diventato più difficile, c’è un momento di grande crisi di diritti, di risorse e forse anche di ideali; io non mi sono mai abbattuta ma capisco che davanti a tante difficoltà, la speranza possa venire meno».

Lei ha iniziato la sua carriera nel 1984, quindi nel periodo dei giudici Falcone e Borsellino; vede una differenza fra quel momento e oggi?
«Certamente, noi che eravamo la generazione dei “giudici ragazzini” oggi siamo inadeguati maestri per quelli che entrano in magistratura, loro invece erano adeguatissimi maestri».

C’è stato un episodio specifico che l’ha portata a fare questo lavoro?
«Assolutamente no, io da questo punto di vista sono una delusione, ho fatto questo lavoro senza particolare vocazione, anzi volevo fare il giudice civile poi però mi sono innamorata della figura del pubblico ministero che esercita nel penale e ho percorso questa strada».

Molte trasmissioni oggi rappresentano la mafia, non pensa che significhi “educare alla mafia”?
«Qui entriamo in un campo che riguarda l’adeguatezza dei media in una società che è tutta di immagine. La mafia viene sempre rappresentata in modo eroico, ma allo stesso tempo anche la magistratura viene rappresentata in modo eroico. Noi siamo novemila magistrati, se ne conoscono pochi ma bisogna sempre pensare a tutti che rendono la giustizia quotidiana».

Consiglierebbe ai giovani questo lavoro?
«Spero oggi incontrando i giovani di riuscire a dare tutto l’entusiasmo che ho da quasi trent’anni da quando sono nella professione, è una funzione difficilissima ma noi siamo un piccolo strumento per attuare la Costituzione e questa è la spinta che mi da ogni giorno».

Come diventare magistrato antimafia?
«Non bisogna avere l’idea di fare il magistrato antimafia, si scopre giorno per giorno anche perché ogni nostra funzione è utilissima alla società».

A fine assemblea esclama: «Ce la faremo sicuramente» – e scatena un grandissimo applauso di tutti gli studenti.

F.B.


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