Cacciari – “Io con Agostino nella Città di Dio”

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IL CLASSICO DI UNA VITA
Cacciari: “io con Agostino nella Città di Dio” 
Il Messaggero, 09-06-2005

 

La Città di Dio racchiude tutta la conoscenza di un’epoca, raccoglie filosofia della storia e teologia, c’è la storia da prima della nascita della terra sino all’eternità, alla pace celeste. «E’ un’opera storica e mistica – spiega Massimo Cacciari -. La prima volta che la lessi mi fece un’impressione enorme. Mi capitò nel momento in cui ero preso dai miei primi interessi filosofici e iniziavo a affrontare i testi che trovavo. Credo fossi al Ginnasio, direi che avevo 14, 15 anni. Del resto è una lettura in cui non si trovano ostacoli particolari, anche nel linguaggio, si riesce a fare benissimo. Non è Hegel. Purtroppo, quella che ebbi tra le mani allora era un’edizione orribile, tremenda, tradotta in modo pestilenziale, anche se io me ne sono reso conto solo molto tempo dopo. Da allora comunque è un testo che ho continuato a leggere sempre».

Se si dice Sant’Agostino, vengono subito in mente le Confessioni . Come mai allora questa scelta de La città di Dio ? 

«Per quel che ho appena detto. Certo, le Confessioni sono un’opera che inaugura un genere nella cultura europea, ma quel carattere drammatico, che pure hanno, non è della stessa forza, e non è un libro enciclopedico come La città di Dio , che è opera storica e mistica, una di quelle uniche nel panorama letterario, filosofico, teologico europeo. Direi che l’unica opera che può stargli alla pari sia la Fenomenologia dello spirito di Hegel, che per certi versi anche la ricorda».

A proposito di Agostino si può parlare di un incontro tra razionalità e fede? 

«Per Agostino non vi può essere alcuna contraddizione tra le due dimensioni, quindi non si tratta di un incontro, perché non si pone il problema di una loro ipotetica opposizione. La città di Dio è un “libro foresta”, come lo chiamava Papini, dentro il quale è facile smarrirsi, e quindi è bene interpretarlo, è bene dare qualche guida alla lettura a chi volesse affrontarlo, perché è un testo di un’ampiezza che non ha paragoni».

Ma qual è il valore del rapporto tra la città di Dio e la città degli uomini, di cui parla Agostino, per un lettore d’oggi? 

«Prima di tutto Agostino in quest’opera pone la questione eterna e mai risolta del senso della storia, ovvero se sia possibile interpretare la storia secondo un suo senso. E dà una risposta affermativa in modo forte, netto, direi nel modo più etico, perché la Città di Dio è anche un’epopea, si va dalla creazione sino alla vita eterna. E poi vi sono, secondo me, anche una serie di rimandi ai grandi autori latini. Virgilio, per esempio, è presentissimo nella Città di Dio : è attraverso Agostino che poi Virgilio diventa quella grande figura che tutti sappiamo del medioevo cristiano fino a Dante, e Dante stesso si paragona, si cimenta col grande modello della Città di Dio . Anche la Divina Commedia è un’epopea dalla creazione alla resurrezione. La cosa straordinaria di Agostino è di riuscire a calare questo schema teologico nella concretezza della storia, del vissuto storico, e quindi da questo punto di vista il nostro problema di trovare un senso della storia in Agostino è dominante. A questo aggiungiamo, cosa significativa per un lettore dei nostri tempi, che il realismo agostiniano risiede nel carattere misto, perplesso delle due città: in questo non c’è alcun misticismo, alcun gnosticismo, quindi le due città non vanno assolutamente interpretate in senso manicheo».

Il tempo ha un suo valore? 

«Vi è una grande cesura nella Città di Dio che riguarda l’Incarnazione, la Grazia, ma anche dopo la Grazia le due città continuano ad esserci e continuano a scambiarsi i cittadini, quindi sono perplexae e permixtae , come ribadisce sempre Agostino, e la Chiesa stessa è tutt’altro che separata astrattamente dalla città dell’uomo. Solo all’ultimo, solo escatologicamente, solo il giudizio finale deciderà in modo risolutivo le due città. In hoc saeculo continuano a camminare, intrecciandosi. E’ questo il grande realismo storico politico agostiniano».

T.P.

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