Cacciari – Etica della morte e relazione con i servizi funerari

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Tratto dal congresso Sefit/Federgasacqua 2004
Etica della morte e relazione con i servizi funerari

 

Non so bene in quale veste oggi devo parlare perché Vittorio Salvagno è stato un po’ sulle generali. Mi ha detto che eravate interessati ad aprire questo convegno con due riflessioni, una di un laico, una di un religioso, sul problema che attiene direttamente a questo nuovo servizio, che la nostra azienda più importante, insieme alla azienda dei trasporti, è chiamata a svolgere, cioè quello dei servizi cimiteriali e dei servizi funebri. Certamente, per svolgere adeguatamente un servizio di questa delicatezza, è necessario che gli operatori almeno per un momento riflettano sul significato di questi termini, perché è pur vero che forse niente ci riguarda più della morte, ma è altrettanto vero che uno dei tratti caratteristici della nostra cultura è tentare di rimuovere costantemente, con strategie diverse, questo problema: la morte in fondo non la vogliamo vedere, ci pensiamo forse, anzi, ci pensiamo continuamente e nello stesso tempo la rimuoviamo.

Nel panorama europeo medievale, ma anche nei primi tempi dell’era moderna la morte era naturale; in certe comunità, non solo contadine, ma anche cittadine, era tradizione, e considerato naturale portare il nipote a vedere il nonno che moriva o il figlio a vedere il padre morente; gli si stava vicino nel momento della morte. Oggigiorno uno dei tratti caratteristici, rilevato anche sociologicamente, è questo: continua a crescere la percentuale delle persone che muore sola, in Ospedale o in casa. Questa solitudine della morte è completamente sconosciuta nelle società tradizionali e già questo è un elemento che fa riflettere, bisogna capire se il vostro servizio deve essere concepito come un servizio che ribadisce questo aspetto di rimozione della morte, cioè non fare vedere la morte, travestirla, mascherarla, oppure deve essere un servizio che la “risocializza”. Questo è un problema che riguarda anche la sistemazione del cimitero. Uno dei gesti che dimostra le strategie del contemporaneo sulla morte è stato quello, appunto, di allontanare la morte dai centri, dalle Chiese. La ragione è anche igienico-sanitaria, ma se non ci fosse stato un motivo culturale a monte, mai più sarebbe sorto il motivo igienico-sanitario. Quindi l’allontanamento del cimitero è uno dei sistemi fondamentali con i quali il moderno ha rimosso la morte.
In fondo, la morte era in qualche modo naturale ed era un fatto sociale, corale – come vediamo ancora, ma sempre più di rado, in alcune comunità del nostro mezzogiorno o mediterranee, dove intorno all’evento luttuoso si celebra una festa, una vera festa, che coinvolge tutta la comunità. Proprio per questo motivo, quando era considerata un fatto innato, si percepiva il nostro esserci come naturalmente mortale.

Perché la morte appariva un fatto naturale? Perché la morte poteva essere un fatto socializzante? Perché la percezione di essa non era la percezione di qualcosa di straordinario. E` assolutamente inconcepibile qualunque ente (e quindi anche l’uomo) che non sia mortale, l’essere mortale ci appartiene. Oggi, nella nostra cultura, nella nostra civiltà, non importa che ne siamo o meno consapevoli, non ci stiamo forse comportando come se per noi l’essere mortali fosse un qualcosa che ci capita, ma che non è necessario? Tutte le strategie mediche, soprattutto le ultime, tutta l’ingegneria genetica, se ha un presupposto filosofico-culturale che la muove, non è questo? Cioè possiamo manipolare e trasformare l’ente, e l’uomo stesso tra gli enti, in modo da renderlo tendenzialmente immortale. La cultura contemporanea attuale suggerisce questa prospettiva, non lo esplicita, ma è il suo presupposto. Qual è il presupposto dell’ingegneria genetica? Che noi possiamo intervenire sul nostro assetto fondamentale, in modo tale da mettere in evidenza che cosa? Che noi non siamo naturalmente mortali, perché opportunamente trasformati, manipolati, possiamo non invecchiare, non deperire; magari morire per incidente, dunque la morte appunto è qualcosa di contingente e non necessario all’uomo o all’ente in generale.
Voi cosa dovete fare? Dovete suggerire questo? Oppure dovete suggerire una idea di mortalità completamente diversa, cioè un’idea in cui l’immortalità non è il prodotto di un progetto tecnico – scientifico, ma è un dono?

Non è questo progetto, così alla base prepotentemente gnostico, che domina tutta la progettualità tecnico – scientifica contemporanea ? Noi possiamo con le nostre forze da soli, con le nostre capacità tecnico – scientifiche trasformare radicalmente il mondo anche in quel punto che sembrava inviolabile, cioè trasformare mortale in immortale. Tutto può accadere fuorché che il mortale diventi immortale. Tutta la cultura classica, tutta la filosofia classica è basata su questa distinzione tra mortale e immortale. Possiamo trasformarlo? Oppure, invece, nel vostro lavoro, nella vostra progettualità intendete fornire un’altra immagine di immortalità?
Cioè una immortalità che viene dall’alto, per grazia (imperscrutabile, imprevedibile), un dono che non possiamo nemmeno richiedere in qualche modo, totalmente gratuito. E questa immortalità come la concepiamo? Oltre questa distinzione di fondo tra una immortalità come guadagno delle forze dell’uomo sulla base della sua potenza tecnico – scientifica, e una immortalità come puro dono gratuito, che riguarda la percezione della morte che abbiamo, c’è invero una distinzione ulteriore: di che immortalità si tratta? E` una immortalità che riguarda un nostro elemento, cioè l’elemento spirituale, quindi l’idea di una immortalità soltanto spirituale, o una immortalità che riguarda tutta la nostra persona, anima e corpo? La filosofia ha sempre pensato a una immortalità puramente spirituale.

Qui sta la grande differenza ed anche il grande conflitto tra una visione filosofica classica della immortalità e la visione giudaico e in particolare cristiana dell’immortalità. Per questa seconda, l’immortalità riguarda il nostro essere anima e corpo, corpo reale: risorgerà anch’esso. Pensiamo questo? C’è qualcuno oggi che pensa realmente alla resurrezione dei corpi? Eppure la nostra civiltà ha ospitato questa idea con immagini potentissime. Grandi filosofi pagani attaccavano nei primi secoli i cristiani proprio per questa che chiamavano “immortalità da vermi”. Questa speranza che il corpo risorga era una speranza oscena per il filosofo pagano. Com’è possibile? Ciò che caratterizza l’uomo è lo spirito, quello è immortale, l’oro dell’uomo è il suo spirito, cosa c’entra questa immortalità del corpo, questa resurrezione del corpo? Sembrava per il filosofo pagano una “speranza da vermi”. Nei secoli grandi conflitti si sono sviluppati attorno a questo tema. Possiamo essere indifferenti, allora non riusciremo a progettare alcunché, questo è pacifico, perché quale sarà l’immagine del nostro cimitero, quale sarà l’immagine del nostro rito funebre, se non prendiamo posizione nei confronti di queste grandi opzioni? Inevitabilmente, se non si riflette su ciò, questo servizio diventerà come quello di rimozione dei rifiuti, forse con un po’ di maggiore cura, così, per buona educazione. Queste sono le idee che dobbiamo considerare se vogliamo che sia un servizio che fa discutere intorno a queste diverse ipotesi. O l’immortalità è quella del progetto tecnico-scientifico?

E` l’immortalità come eterna durata: dureremo sempre, la vita, questa vita, può durare infinitamente. Il progetto tecnico – scientifico non può pensare altra immortalità che questa, perché manca di ogni dimensione e di ogni pensiero sia religioso che filosofico. Dice che trasformando il nostro codice opportunamente possiamo morire soltanto di incidente, cioè la morte diventa per noi qualcosa di perfettamente contingente, mentre progressivamente potremmo conquistare che cosa? Una eterna durata, ma l’eterna durata non ha nulla a che fare né con l’immortalità pensata dal filosofo, né con l’immortalità pensata dal cristiano, più che eterna durata è piuttosto un attimo eterno, un momento di intensa gioia. Questa è l’idea di immortalità che aveva, che ha sempre coltivato la teologia, simile a quella della filosofia. Lo spirito liberato dal corpo, può finalmente, senza la prigione del corpo, senza le lordure, che il corpo comporta, può finalmente gioire, essere felice, tranquillo, sicuro. Sia il filosofo che il cristiano in fondo pensano l’immortalità come istante eterno. Il progetto tecnico-scientifico pensa l’immortalità come una eterna durata, e questa sì, secondo me, è davvero una “speranza da vermi”. Questo di potere durare eternamente così come siamo è un incubo, secondo me, non una idea di immortalità.

Ecco, bisogna scegliere, bisogna discutere, perché da questo dipende come organizzeremo i nostri riti, come organizzeremo il nostro servizio, che immagini dobbiamo dare ai nostri luoghi, tutti i luoghi, non soltanto il cimitero, dove entriamo in contatto con la morte; questi sono temi che dovrebbero riguardare anche il medico, le strutture sanitarie, gli Ospedali, perché laddove siamo in contatto con la morte, anche se non lo vogliamo, noi organizziamo i nostri servizi in un modo da cui traspare che idea abbiamo della morte. Probabilmente non ne siamo consapevoli, ma se vi muovete ragionando sulla base di queste idee, voi potrete constatare come di fatto si pensa la morte, anche se non la si pensa affatto. Allora sei in grado di capire se l’idea che hai è quella di una rimozione pura e semplice, o se l’idea che hai, invece, è quello che la tua vita deve essere una meditazione costante della morte, che il senso tuo di vivente è quello di riflettere costantemente e di paragonarti a questo limite estremo delle tue possibilità, che è la morte. E poi, se pensi che la morte sia una fine assoluta o che sia un transito e un transito verso che tipo di immortalità. Tutte queste idee possono trasparire nel modo in cui andremo a organizzare questo delicatissimo servizio e, se ne saremo consapevoli, non c’è alcun dubbio che questo servizio potrà essere organizzato in modo non solo più efficiente, più efficace e più motivante per gli operatori, ma anche essere percepito come un servizio più completo, più ricco, anche da parte dei nostri concittadini.

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