Aldo Masullo – Diritto alla vita e libertà di religione

pantareiA. Masullo | Testi0 Comments

Le Questioni di Aldo Masullo

2. Diritto alla vita e libertà di religione

QUESTIONE

Immagina d’essere un giudice, dinanzi a cui venga portato per la decisione un caso di conflitto tra diritti fondamentali e, come tali, di rilevanza etica prima che strettamente giuridica. Un bambino, colpito da una grave malattia, ha bisogno urgente di trasfusioni di sangue, ma i genitori si oppongono all’intervento. Essi, “testimoni di Jeova”, sono in coscienza vincolati ai principi della propria fede, secondo cui sacrilega è qualsiasi violazione della naturale integrità del corpo umano. I medici dell’ospedale, in cui il bambino è ricoverato, sulla base della loro competenza professionale e del loro stretto dovere giuridico, oltre che delle loro convinzioni etiche, intendono invece intervenire, e ricorrono al giudice perché costui, in forza dei suoi poteri istituzionali, imponga ai genitori del bambino di non opporsi alla trasfusione, oppure in alternativa esoneri formalmente i sanitari dalla loro responsabilità. Il nodo del problema sta nel fatto che il sistema giuridico dello Stato italiano con uguale forza protegge il diritto alla vita e all’integrità personale di chiunque sia presente sul suo territorio, garantisce la libertà di religione, riconosce il potere tutorio dei genitori sui figli minorenni.

ALTERNATIVE

La domanda che si pone è la seguente. In situazioni estreme, in cui la difesa del fondamentale e primario diritto alla vita scateni un conflitto tra i valori generalmente diffusi della cultura nazionale, espressi nel sistema giuridico dello Stato, ed i valori propri di una ristretta comunità di fede, perseguiti con la severità della sua interna “regola”,quale criterio razionale può guidare chi sia investito della decisione in una così delicata materia, la cui competenza giuridica risulta necessariamente trascesa e sorretta da una competenza morale? Bisogna far eseguire comunque le trasfusioni prescritte dai medici o invece accogliere la richiesta dei genitori di non procedere nell’intervento ?

SUGGERIMENTI

Se il giudice ordina di far eseguire comunque, anche contro la volontà dei genitori, le trasfusioni prescritte dai sanitari, egli interpreta il diritto vigente alla luce della coscienza morale diffusa, secondo cui il diritto dell’individuo innocente alla vita è assoluto, e non ammette limiti per alcun sia pur nobile motivo sociale. Corrispondentemente, non ha valenza etica alcun “ordinamento”, che non sia quello legale dello Stato. Se invece accoglie l’opposizione dei genitori, il giudice ne riconosce il diritto a sottrarre il figlio ad un intervento che, secondo la loro intima convinzione, ne violerebbe la naturale integrità. Con ciò si ammette che, indipendentemente dalla coscienza legale dell’ordinamento giuridico dello Stato, anche altri “ordinamenti”, non statali, possono avere valenza etica.

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